Contenuti
- 1 Cosa fare a Siem Reap oltre Angkor
- 2 Cosa sono i Killing Fields di Siem Reap
- 3 Quanto costa visitare i Killing Fields di Siem Reap
- 4 Come arrivare ai Killing Fields di Siem Reap
- 5 Breve storia della Cambogia dal 1975 al 1979
- 6 Cosa vedere ai Killing Fields di Siem Reap
- 7 Consigli aggiuntivi per visitare i Killing Fields di Siem Reap
- 8 Consiglio la visita ai Killing Fields di Siem Reap?
Cosa fare a Siem Reap oltre Angkor
La maggior parte dei viaggiatori visita soltanto i Killing Fields (campi di uccisione) di Phnom Penh, di solito in abbinamento a una visita al Museo del Genocidio, ma anche qui a Siem Reap, dove vivo dal 2022, ci sono dei Killing Fields da visitare.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Io ci sono stata diverse volte e, in questo articolo, ti do tutte le informazioni necessarie per visitarli. Prima di cominciare, però, voglio fare una piccola precisazione. In questo articolo non troverai informazioni approfondite sulla storia del Paese (ci sono solo quelle basiche, per dare un’idea di cosa sono i Killing Fields e del perché ci sono a chi non sa nulla della storia della Cambogia).
Non troverai neanche i miei pensieri sul regime dei Khmer Rouge. Vivendo qui, infatti, conosco persone che sono sopravvissute a quegli anni (praticamente, chiunque abbia più di 50 anni nel 2025) ma anche persone che sono state costrette ad arruolarsi nei Khmer Rouge. È una storia complessa, da conoscere, approfondire e capire per guardarla da vari punti di vista.
Per questo, in quanto freelance travel writer, invierò proposte per articoli approfonditi, arricchiti da testimonianze che ho raccolto nel corso degli anni, a riviste e siti web che si occupano di viaggio. Di conseguenza, non inserisco tutto ciò in questo articolo.
Detto questo, ecco tutto quello che devi sapere per organizzare la tua visita ai Killing Fields di Siem Reap. In realtà, ti consiglio di leggere l’articolo anche se non hai in programma di venire qui in Cambogia, proprio per imparare qualcosa in più su quel periodo storico.
Cosa sono i Killing Fields di Siem Reap
La Cambogia conta più di 300 Killing Fields (campi di uccisione), sparsi in tutto il Paese. Quelli di Siem Reap sono fra quelli visitabili. Quando i prigionieri venivano portati lì, solitamente erano accusati di avere dei legami con la CIA o con il KGB. Naturalmente, di solito quelle accuse erano infondate.
I prigionieri venivano trasportati da Kuk Thom e, all’arrivo, venivano sistemati in piccoli edifici per un breve periodo di tempo. A un certo punto, gli veniva ordinato di mettersi in fila. Tutti i prigionieri avevano le mani legate dietro la schiena. I prigionieri venivano poi uccisi nella pagoda o nella zona lì intorno. Sbarre di ferro, zappe e maceti erano fra le armi più utilizzate per uccidere i prigionieri.
Dopo il 1979, sono stati rinvenuti numerosi teschi e pezzi di ossa delle vittime. Nota: ai Killing Fields troverai sia teschi sia pezzi di ossa/scheletri, nello stupa ma anche nella sezione dedicata alle fosse comuni. Tuttavia, poiché queste immagini possono traumatizzare o comunque colpire il lettore, in questo articolo non troverai né foto di teschi/pezzi di ossa/scheletri né altre immagini difficili da vedere ed elaborare.
Quanto costa visitare i Killing Fields di Siem Reap
Il costo è di 3 USD a persona. Credo che ci siano sconti o gratuità per i bambini ma non sono sicura al 100%. È anche possibile noleggiare un’audioguida (io non l’ho mai presa).
Come arrivare ai Killing Fields di Siem Reap
I Killing Fields si trovano nel centro di Siem Reap e sono una meta molto visitata, quindi, qualunque autista di tuc tuc sarà in grado di portarti fin lì (la corsa costa meno di 2 USD a tratta). Puoi anche raggiungere i Killing Fields di Siem Reap a piedi, salendo dai Royal Gardens e passando oltre l’Angkor National Museum.
Una passeggiata dal centro città richiede circa 40 minuti a tratta. Una volta finita la visita ai Killing Fields, puoi recarti a piedi al vicino Angkor Botanical Garden, bellissimo giardino botanico a ingresso gratuito.
Breve storia della Cambogia dal 1975 al 1979
Credo che, per capire al meglio la visita ai Killing Fields di Siem Reap, sia necessario conoscere almeno un po’ la storia recente del Paese. Come ho scritto all’inizio, questo articolo non contiene informazioni approfondite al riguardo ma, prima di venire qui in Cambogia, ti consiglio di studiare approfonditamente la storia recente del Paese e di leggere libri/guardare film sul periodo del regime dei Khmer Rossi.
Il 17 aprile 1975 i Khmer Rouge sono entrati nella capitale, Phnom Penh. Le persone li hanno accolti con gioia, convinte che il loro ingresso in città significasse la fine della guerra. I Khmer Rouge hanno dato ordine agli abitanti della capitale e delle varie città del Paese (che sono state prese in giorni diversi) di lasciare le loro case per tre giorni perché era previsto un bombardamento da parte degli Stati Uniti. Di lì a tre giorni, sarebbero potuti tornare alle loro case e alle loro vite. Naturalmente, questa era una bugia.
Le persone erano suddivise fra “old people” e “new people”. Gli abitanti delle città erano considerati i nemici. Secondo i Khmer Rouge, guidati da Pol Pot, bisognava creare un “Uomo nuovo” e una società equa, in cui non ci sarebbero più stati diritti individuali. Fra i “nemici del popolo” c’erano intellettuali (bastava portare gli occhiali, come me oggi, per essere considerato un intellettuale), insegnanti, liberi professionisti, gli amministratori e i politici del precedente regime e, in generale, tutti coloro che erano istruiti.
Ci fu un esodo di massa dalle città verso le campagne. Lì le persone erano costrette ai lavori forzati, mangiavano pochissimo e presto iniziarono ad ammalarsi, soffrire la fame e morire in gran numero. Inoltre, molte famiglie furono separate, tante donne furono vittime di violenze sessuali, uomini e donne furono costretti a unirsi in matrimonio in occasioni che vedevano dozzine di coppie, tutte senza alcuna voce in capitolo sulle nozze.
Chi aveva rivestito ruoli di responsabilità nel precedente governo, gli insegnanti, gli avversari politici di ogni tipo fu sterminato. Diverse scuole furono trasformate in prigioni e centri di uccisione, come l’S-21 a Phnom Penh (attuale Museo del Genocidio).
Tutte le persone dovevano obbedire ad Angkar, l’organizzazione. Tutti i legami personali, inclusi quelli con i famigliari, furono vietati. Nessuno poteva più possedere niente di suo. Anche i pasti venivano consumati in zone comuni, tutti assieme (come abbiamo visto, i pasti erano totalmente insufficienti per la mole di lavoro). Tutti dovevano d’occhio gli altri, pronti a fare la spia ai Khmer Rouge se avessero notato qualcosa di sospetto.
L’esercito era composto principalmente da bambini e ragazzi (io conosco degli uomini che, al tempo, erano adolescenti e si sono dovuti arruolare con i Khmer Rouge perché altrimenti avrebbero rischiato di essere uccisi e perché non erano mai andati a scuola e non avevano alcuna capacità di sviluppare un pensiero critico su ciò che stava avvenendo).
Un terzo della popolazione cambogiana è stato sterminato durante gli anni del regime dei Khmer Rouge.
In seguito, i principali responsabili degli eventi – fra cui Pol Pot e Duch, direttore della S-21 – sono stati sottoposti a udienza davanti al Tribunale Speciale per i Khmer Rouge. Questo tribunale è stato istituito nel 2006 grazie a un accordo fra le Nazioni Unite e la Cambogia e prevedeva la presenza di 11 giudici di varie nazionalità (fra cui quella cambogiana). Nei Killing Fields di Siem Reap c’è anche una sezione con display in Khmer e in inglese che spiega cos’è successo, in seguito al processo, a ogni imputato.
In seguito agli orrori perpetrati negli anni del regime dei Khmer Rouge, molti bambini e ragazzi cambogiani si sono ritrovati orfani, tanti senza neanche sapere cosa fosse accaduto ai loro genitori e famigliari.
Leggi il mio articolo su come visitare Anlong Veng e i luoghi legati ai Khmer Rouge
Cosa vedere ai Killing Fields di Siem Reap
Visitare i Killing Fields di Siem Reap è un’esperienza intuitiva perché c’è una mappa all’ingresso, ti viene consegnato un depliant cartaceo con qualche informazione basica e una mappa e ci sono anche delle frecce che indicano il percorso della visita.
Ecco i principali luoghi da visitare:
- Historical Khmer Rouge Paintings. Questa sezione ripercorre, attraverso dei dipinti, i punti cruciali di ciò che è successo in quegli anni, seguendo anche la storia individuale di un uomo. Qui avrai modo di avere la prima idea dei metodi di tortura usati dai Khmer Rouge e delle “condizioni di vita” dei prigionieri e delle persone in generale negli anni del regime.
- Black and White Exhibition of Events between 1959 and 1974. Qui potrai leggere informazioni sui principali eventi che hanno coinvolto il Paese dal 1959 al 1974, accompagnati da fotografie in bianco e nero e documenti dell’epoca. Ci sono anche delle catene che venivano usate al tempo per tenere fermi i prigionieri e dei maceti impugnati dai Khmer Rouge.
- Khmer Rouge Killing Well. Questo pozzo, oggi protetto da una rete e da assi di legno, dapprima era usato dalle persone del villaggio per prendere l’acqua. Con l’arrivo dei Khmer Rouge, è diventato luogo di esecuzione delle vittime. I soldati, infatti, gettavano i prigionieri dentro il pozzo. Nel 1986, il team del Siem Reap Rescue Children dell’orfanotrofio ha raccolto teschi, pezzi di ossa e scheletri delle vittime, trovati all’interno del pozzo.
- Mass Grave. Queste sono le fosse comuni, dov’è possibile vedere pezzi di ossa, scheletri e altri resti, come rimasugli dei vestiti delle vittime. Dei cartelli danno informazioni generiche sulle vittime, come l’età approssimativa e il metodo di uccisione.
- Memorial Stupa. Questo stupa è stato costruito nel 1980 e contiene ossa, teschi e altri resti di circa 800 vittime.
- Khmer Rouge Leaders Display. Qui trovi informazioni sui leaders dei Khmer Rouge, fra cui Pol Pot, dalla giovinezza al processo del Tribunale Speciale per i Khmer Rouge. Personalmente, una delle foto che mi colpisce di più ogni volta è quella di Pol Pot con sua figlia. T’immagini, avere Pol Pot come padre?!
Consigli aggiuntivi per visitare i Killing Fields di Siem Reap
- Dedica almeno un’ora alla visita.
- Se viaggi con bambini piccoli, non è una visita adatta a loro (come ho scritto, ci sono teschi, pezzi di ossa e altri resti delle vittime).
- Il tempio è attivo e vedrai i monaci che vivono le loro vite quotidiane. I piccoli monaci, in certi orari, studiano a pochi passi dallo stupa. Queste immagini, per me, rappresentano quello che cerco di dire spesso, ovvero come questa parte della Storia, per quanto passata, faccia ancora parte, in vari modi, della realtà quotidiana. In più, vedere i giovani monaci che giocano con un cucciolo di cane o ridono fra loro a poca distanza dalle fosse comuni fa riflettere.
- La zona è molto bella a livello naturale, con piante, fiori e farfalle. Ci sono anche degli stupa e dei templi da visitare, oltre alle zone riservate ai monaci (dove però è meglio non andare, per rispetto e per non disturbarli).
Consiglio la visita ai Killing Fields di Siem Reap?
Sì, in generale, la consiglio. Se hai già visto i Killing Fields e il Museo del Genocidio a Phnom Penh, può non essere necessaria. Se, invece, non vedrai i Killing Fields della capitale ti suggerisco questa visita per avere un approccio più diretto con gli orrori di quegli anni che, lo ripeto, hanno lasciato un segno (spesso invisibile) su tutte le persone ancora in vita e anche su molti discendenti delle vittime.
Sii rispettoso, indossa abiti adatti (non rivelatori ecc.), non fare baccano e, se possibile, prima del viaggio qui, informati su cos’è successo in Cambogia non solo durante il regime dei Khmer Rouge ma anche prima. Com’è stato possibile che potessero accadere tali orrori? Cos’ha spinto Pol Pot ad avere il “sogno di una società nuova”? Quanto è facile stabilire chi è colpevole e chi innocente? Ovviamente non mi riferisco a persone come Pol Pot e gli altri che hanno avuto ruoli di rilievo, ma a persone come alcune di quelle che conosco, che sono diventate soldati dei Khmer Rouge e hanno ucciso perché non avevano alternativa e non avevano neanche le capacità e l’istruzione per ragionare con la loro testa.
È importante parlare anche con le persone del posto (sempre con tatto e sensibilità, tenendo di conto del dolore che questa tematica ancora causa), per capire come la maggior parte di loro sia stata in grado, non di dimenticare, ma di perdonare.
Questa parte di storia del Paese, secondo me, è molto più complicata di un semplice, “oh, che orrore, poverini!”. Come ho già scritto varie volte, i suoi strascichi sono ancora visibili – specialmente a chi vive qui e sa vedere oltre l’ovvio – nella società odierna.