The River Gallery: alla scoperta dell’arte cambogiana

Da quando mi sono trasferita qui, nel luglio del 2022, ho visto crescere sempre di più la scena artistica locale. Molti visitatori non ne sono a conoscenza ma Siem Reap sta diventando sempre di più un hub in cui gli artisti locali possono esprimersi e lasciare il loro marchio nel mondo.

Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!

Grazie a musei di recente apertura, dedicati all’arte, a organizzazioni non governative che insegnano ai bambini e ragazzi cambogiani a dipingere e alle gallerie d’arte presenti in città, Siem Reap si rivela una chicca capace di incantare chi è appassionato di arte ma anche di incuriosire chi non ha un particolare interesse al riguardo.

Fra i luoghi dedicati all’arte presenti in città, The River Gallery – situato in posizione ottimale, fronte fiume e a adiacante all’hotel di lusso FCC Angkor by Avani -, spicca per le sue collezioni permanenti, chesi focalizzano sul talento degli artisti locali, e per le mostre temporanee, a volte dedicate a un solo artista cambogiano e altre volte collettive (come HOLY, la mostra collettiva visitabile da gennaio a marzo 2026).

Prima ancora di conoscere Julia Haw, direttrice di The River Gallery, sono passata tante volte davanti a questa galleria e sono andata a vedere alcune delle mostre temporanee da loro organizzate, sempre rimanendo positivamente colpita dall’eleganza, dall’ottima organizzazione, dalla bellezza dei quadri esposti e da come tutto questo fosse definito da una sensazione di accoglienza e di genuino calore.

La storia di Julia

Personalmente, trovo Julia una delle persone più gentili e profonde fra quelle che conosco qui a Siem Reap. Nata e cresciuta in una zona rurale del Michigan, negli Stati Uniti, la sua infanzia è stata scandita boschi misteriosi, campi sconfinati e cieli di un azzurro terso, che hanno nutrito la sua curiosità. Da piccola, Julia sfogava il suo talento artistico in uno studio improvvisato nel seminterrato della casa dei genitori.

Julia è una pittrice a olio e, oggi come allora, cerca di vivere nel momento presente, forte di quell’infanzia trascorsa a piedi nudi, simbolo di libertà, che ancora determina il suo stile come artista. Naturalmente, man mano che Julia è cresciuta, la sua arte è diventata sempre più profonda e, adesso che è adulta, questa è scandita da un passato ricco di esperienze, dalla sua empatia e da uno sguardo aperto sul mondo.

Anche i viaggi influenzano molto il suo lavoro. Stiamo parlando di quei viaggi che ti stravolgono, ti fanno guardare la vita da un’altra prospettiva o ti aiutano a scoprire chi sei veramente. Non è una sorpresa, quindi, che i dipinti di Julia Haw vengano solitamente percepiti come molto emotivi, audaci e difficili da dimenticare. Al centro dei suoi dipinti ci sono questioni che le stanno a cuore – come il femminismo, la paura, la fede, l’intimità, il controllo e la morte. Julia vuole imparare sempre di più, continuando a vivere la vita intensamente e questo contribuirà a impattare, volta dopo volta, i suoi lavori artistici.

I suoi dipinti spesso sono una piattaforma in cui dar voce alle persone che sono marginalizzate o stigmatizzate e il suo scopo primario è offrire al pubblico un “accesso facile” a temi oggettivamente complessi, usando l’umorismo e la bellezza. Da lì spesso parte un dialogo stimolante fra l’artista e gli spettatori, che è una base sicura per creare vere connessioni umane.

Julia si definisce una narratrice, che usa i colori e l’arte per raccontare delle storie.

I lavori di Julia sono stati esposti in Cambogia (a Siem Reap e nella capitale Phnom Penh) e negli Stati Uniti (presso il Chicago Cultural Center, l’Illinois State Museum, la P.S. 1 Biennale  di New Orleans e in varie altre gallerie in Michigan, New York, Illinois e Louisiana).

Ad oggi, Julia continua a lavorare fra gli Stati Uniti e la Cambogia, anche se il suo ruolo primario è quello di direttrice della The River Gallery.

Il percorso creativo di Julia

Come abbiamo appena visto, Julia ha sentito la chiamata dell’arte fin da bambina. Sinceramente, è qualcosa che capisco perché anche io ho scoperto la mia passione e il mio talento per la scrittura a 7 anni e, da allora, non ho mai posato la penna, così come Julia non ha mai abbandonato la tavolozza.

Nella casa dei genitori, Julia condivideva quel seminterrato, riadattato a uno studio improvvisato, con la sorella. La madre e il padre hanno sostenuto da sempre la loro vena creativa a ogni occasione, come il compleanno o il Natale, le bambine ricevevano materiali per dipingere. Dentro di sé, Julia ha sempre saputo che era e avrebbe continuato a essere un’artista.

Quando aveva circa 13 anni, Julia ha ricevuto il premio “Best in Show e, dato che è sempre stata piuttosto dura con sé stessa, la cosa l’ha piacevolmente sorpresa. Julia ha ricevuto ancora una volta il premio “Best in Show”, dopo aver conseguito la laurea in Pittura e Comunicazione. L’arte è sempre stata la sua stella polare e Julia aveva l’impressione che la strada si aprisse davanti a lei, facilitandole il percorso per diventare ciò che, nel suo cuore, ha sempre saputo di essere.

L’incontro con il poeta Mark Turcotte, attualmente sesto Poet Laureate dell’Illinois, le ha fatto conoscere la sua serie “Road Noise”, che l’ha colpita così tanto da spingerla a fare domanda per la borsa di studio tramite il Kalamazoo Arts Council per realizzare una serie di dipinti ispirati a quelle poesie. Ottenuto il finanziamento, Julia ha realizzato la mostra, che è stata un grande successo, e che ha anche rafforzato la sua amicizia con Mark.

Ed è stato proprio Mark a portarla a Chicago, per farle conoscere uno degli artisti più famosi – se non il più famoso – in città: Tony Fitzpatrick. A quei tempi, Julia aveva solo 26 anni, la sua arte era ancora acerba e lei era a un passo dal firmare il contratto di affitto per un appartamento a New York ma Tony la incoraggiò a trasferirsi a Chicago per lavorare serenamente sulla sua arte e trovare la sua voce, aggiungendo che New York l’avrebbe aspettata.

Julia ha deciso di seguire quel consiglio ed è andata a vivere a Chicago. Non appena è andata a trovare Tony Fitzpatrick, lui le ha offerto un lavoro durante il quale ritagliare forme e immagini, dipingere fondali, andare a prendere il caffè da Starbucks e tutto ciò che si può immaginare.  Quell’esperienza ha permesso a Julia di crescere molto, sia come persona sia come artista, e, per la prima volta, ha potuto vedere la vita di un artista che vive della propria arte.

In seguito, Julia ha lavorato brevemente per Wesley Kimler, poi con il regista Steve Conrad e, successivamente, come Collections Manager della collezione d’arte di Carl e Marilyn Thoma per un anno. Quella è stata un’altra esperienza dal forte impatto positivo per Julia, perché le ha permesso di gestire collezioni d’arte, vino, auto, monete e penne. Una volta, è andata a New York con il loro jet privato, per assistere alle aste.

Carl e Marilyn Thoma hanno enormi collezioni e sono specializzati soprattutto nei pittori di Taos e nel Color Field Painting. Tramite quell’esperienza, Julia ha potuto sviluppare di molto le sue capacità organizzative, che sfrutta ancora oggi per i suoi dipinti.

In seguito, Julia è diventata lavoratrice autonoma per circa un decennio, vendendo i suoi lavori ai collezionisti privati o esponendoli nelle gallerie e nei musei, principalmente a Chicago e, a volte, a New York, dove si è trasferita nel 2016, vivendo a Brooklyn per tre anni.

Lì, la sua vita era scandita dall’arte: Julia dipingeva circa sei ore il giorno e il giovedì si recava sempre a Chelsea, per le inaugurazioni delle mostre. Ed è stato proprio in una di quelle occasioni che ha conosciuto il direttore dell’Art Students League, che le ha offerto la possibilità di tenere alcuni laboratori presso quella celebre istituzione.

In quel periodo, inoltre, Julia ha iniziato a viaggiare regolarmente fra gli Stati Uniti e la Cambogia, dove poi ha deciso di trasferirsi definitivamente. A Siem Reap, Julia è direttrice di The River Gallery e rappresentare gli artisti cambogiani, sia emergenti sia affermati, è per lei un grande onore.

L’amore per la Cambogia

Julia ha messo piede in Cambogia per la prima volta nel 2015, dopo aver studiato Storia dell’Arte del Sud-est asiatico all’età di 19 anni. È stato proprio durante una di quelle lezioni, quando la professoressa ha proiettato una diapositiva di sé stessa davanti ad Angkor Wat, che Julia si è sentita come folgorata. In quel momento, si è promessa che, un giorno, avrebbe visitato quel luogo così magico.

Nel 2015, un amico l’ha invitata a raggiungerlo in Thailandia e lei ha colto l’occasione per partire per il sud-est asiatico, ma a una condizione: passare qualche giorno in Cambogia. È stato durante quella brevissima visita di appena tre giorni che, “per caso”, Julia ha incontrato Bill, il fondatore di The River Gallery e della organizzazione non governativa Colors of Cambodia (di cui ti parlerò in un altro articolo), che allora viveva stabilmente a Singapore. Quello è stato proprio un incontro fortuito e fortunato, dato che l’uomo era in Cambogia per un breve periodo, per le sue visite trimestrali per seguire i vari progetti e supervisionare la scuola.

Facciamo un salto temporale e spostiamoci a quando Julia, tornata negli Stati Uniti, ha contattato Bill, fondatore di Colors of Cambodia, per chiedergli se ci fosse la possibilità, per lei, di fare volontariato per un po’ nella sua scuola, che insegna arte ai giovani cambogiani in maniera gratuita. La risposta è stata: “Dove c’è la volontà, c’è una strada”.

Bill ha organizzato per lei un’esperienza di volontariato a lungo termine, durante la quale Julia trascorreva 25 ore a settimana supportando Colors of Cambodia in tutto quello che c’era da fare (documentazione, insegnamento, ecc.). In quel periodo, Julia ha notato la trasformazione che stava avvenendo dentro di sé. La Cambogia, con le sue persone genuinamente gentili, la lentezza della vita e la polvere rossa, ha iniziato a fare breccia nella sua anima. Julia, quindi, ha capito di non poter più tornare a vivere come faceva prima.

Julia è tornata in Cambogia nel 2018, per esporre il suo lavoro in una mostra personale intitolata  “Same Same But Different” alla One Eleven Gallery di Siem Reap e, successivamente, allo Space Four Zero, uno spazio espositivo dedicato all’arte e alla musica a Phnom Penh.

Quella è stata anche l’occasione, per lei, di tornare a fare volontariato presso la Colors of Cambodia, quella volta insegnando pittura a olio agli allievi di livello più avanzato.

L’importanza di accendere i riflettori sull’arte cambogiana

La maggior parte dei visitatori non ha modo di ammirare i lavori degli artisti locali. La scena dell’arte a Siem Reap è emergente ma forte, determinata nel suo avanzare a piccoli passi, tuttavia è ancora una sorta di segreto per il visitatore medio che, spesso, trascorre qualche giorno in città per visitare i templi di Angkor e non ha modo di grattare oltre la superficie.

Ecco perché The River Gallery, con la sua posizione unica, facilita questa unione fra lo sguardo del turista, che non si aspetta di poter scoprire il talento cambogiano nell’arte, e gli artisti locali, che hanno modo non solo di esporre ma anche di vendere i loro lavori.

In quanto direttrice di The River Gallery, Julia Haw conferma che l’aspetto più importante del suo lavoro e della galleria in generale è proprio quello di offrire una piattaforma agli artisti cambogiani. Uno degli obiettivi principali di The River Gallery è quello di essere un ponte fra gli artisti del luogo e il pubblico internazionale. Questo è particolarmente importante perché pochissimi artisti cambogiani sono rappresentati a livello internazionale e The River Gallery vuole riempire questa mancanza.

Come Julia racconta – e come io stessa posso confermare, essendo stata diverse volte alla The River Gallery e avendo assistito ad alcune delle mostre temporanee da loro organizzate -, gli artisti cambogiani sono carichi di talento e storie da raccontare. Quest’arte è unica nel suo genere, diversa da quella occidentale o da quella italiana in particolare.

È possibile visitare The River Gallery gratuitamente, durante i suoi orari di apertura.

In occasione del tuo viaggio a Siem Reap, quindi, approfitta dell’opportunità di ammirare il lavoro di talentuosi artisti locali e, se ne hai modo, di sostenerlo.

HOLY – la mostra più importante mai organizzata da The River Gallery

HOLY, una rassegna di lavori realizzati da artisti provenienti da dieci province cambogiane, è visitabile gratuitamente da gennaio a marzo 2026.  

I lavori esposti riflettono sul significato del termine “sacro”. La maggior parte degli artisti adesso vive in città ma nei suoi dipinti possiamo scorgere le storie degli anni dell’infanzia, passati in campagna.

Il sacro non ha bisogno di spettacolarizzazione o di grandi trasformazioni capaci di cambiare la vita, ma può essere scorto nelle piccole cose di ogni giorno e nei dettagli. Lo sguardo tenero di una madre che osserva il suo bambino, il volo di un uccello, l’unione fra le persone di una nazione in tempi di difficoltà, come quelli appena trascorsi… tutto ciò custodisce qualcosa di sacro.

Questi artisti portano avanti delle storie ereditate, arricchendole con un tocco di contemporaneità. Il focus dei loro dipinti è sulla continuità, su come la resilienza venga vissuta giorno dopo giorno, sulla gioia che persiste, sul sacro che si trova nel quotidiano.

In questo modo, le voci di oggi non mettono in secondo piano quelle del passato, ma le integrano.

O Holy Cambodia, our hearts belong with you. 

We witness your resilience and strength. 

We witness your joy permeating the fabric of this sun-saturated landscape. 

We hold reverence for those ancestors who came before, creating a vast empire of devotional

temples.

We witness your spirit carried through the creations of these 25 artists, representing a new

generation of voices.

O Holy Cambodia. 

This exhibition offers but a glimpse into the holy moments that unfold every day across this

Land

O sacra Cambogia, i nostri cuori appartengono a te.
Testimoniamo la tua resilienza e la tua forza.
Testimoniamo la tua gioia che permea il tessuto di questo paesaggio saturo di sole.
Nutriamo una profonda reverenza per gli antenati che ci hanno preceduto, creatori di un vasto impero di templi devozionali.
Vediamo il tuo spirito vivere nelle creazioni di questi 25 artisti, rappresentanti di una nuova generazione di voci.

O sacra Cambogia.

Link utili:

Sito Internet di Julia Haw: www.juliahaw.com

Sito Internet di The River Gallery: https://www.therivergallerysr.com/home

Pagina Facebook di The River Gallery:

https://www.facebook.com/profile.php?id=100091348969499

5 1 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
1 Commento
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
Guarda i commenti
Debbi
Debbi
17 Gennaio 2026 19:49

What a wonderful story and beautiful art. Thanks for sharing.

Torna in alto