Contenuti
- 1 Retreats in Cambogia
- 2 Digital Detox
- 3 Le sistemazioni
- 4 Le strutture
- 5 L’importanza della cucina vegana
- 6 La liberazione del tempo
- 7 Il retreat a Hariharalaya: il viaggio dentro di te
- 8 I benenfici di un retreat presso l’Hariharalaya
- 9 Lokta Joēl: l’anima dietro Hariharalaya
- 10 L’alba ad Angkor Wat: un’esperienza che non dimenticherai mai
- 11 La mia esperienza all’Hariharalaya
Retreats in Cambogia
A un certo punto, può succedere che tu senta il bisogno di mettere tutto in pausa o magari proprio di cambiare vita. Senti che quella che hai vissuto finora non fa più al caso tuo e che hai imboccato un percorso di crescita spirituale che ti fa sentire distante dalle persone che hai intorno. Ancora, magari non hai mai meditato e non hai mai praticato yoga, ma adesso senti la necessità di connetterti di nuovo con te stesso, o di farlo per la prima volta.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!La Cambogia, e Siem Reap in particolare, è uno scrigno che offre varie realtà pensate proprio per lavorare sul benessere fisico, mentale e spirituale delle persone. Fra queste, spicca Hariharalaya Yoga & Meditation Retreat, un meraviglioso centro in cui, grazie a dei retreats dalla durata di 6 giorni, è possibile premere il tasto “pausa” e ritrovarsi come sospesi in un mondo parallelo.
In questo luogo sicuro, in cui potrai essere totalmente te stesso, sarai guidato da preparatissimi insegnanti che, da 15 anni, assistono alla trasformazione di persone come te grazie alle pratiche offerte nel corso del retreat e, soprattutto, tramite l’insegnamento di come vivere nel presente.
Io ho avuto l’onore di partecipar a gran parte di un retreat speciale, l’Equinox Retreat, che si è tenuto dal 20 al 23 settembre 2025, in concomitanza con l’equinozio di settembre.
Mettiti comodo perché, in questo articolo, ti accompagno in un viaggio informativo ed esperienziale alla scoperta dell’Hariharalaya Yoga & Meditation Retreat, il luogo di cui non sapevi di aver bisogno per iniziare a prenderti davvero cura di te.
Nota: sono stata invitata a partecipare gratuitamente al retreat in cambio di contenuti per il mio blog. Tutte le mie recensioni sono sempre oneste.
La struttura a colpo d’occhio
Rapporto qualità/prezzo: 10/10
Ti ricordi la pubblicità che diceva, “Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è Mastercard”? 😊 Ecco, l’esperienza all’Hariharalaya è qualcosa che va al di là del valore economico. Nella mia opinione, il rapporto qualità/prezzo è a dir poco vantaggioso non solo per via di tutto ciò che è incluso nella quota ma soprattutto per tutti quei fattori che rendono il soggiorno presso il centro unico. L’altissimo livello di preparazione degli insegnanti, la pulizia degli ambienti, l’attenzione al dettaglio, la ricercatezza del cibo e l’immersione in un luogo completamente avvolto nella natura sono elementi chiave del tuo percorso di trasformazione.
Accoglienza: 10/10
Qui parlo dell’accoglienza ma, in realtà, ciò che proverai nel momento in cui varcherai la soglia dell’Hariharalaya proseguirà anche durante il resto del retreat. Anzi, più conoscerai gli insegnanti, più beneficerai non solo dei loro insegnamenti ma, più che altro, delle loro vibrazioni e della loro genuina capacità di accogliere e accettare ogni partecipante, facendo da guida per aiutarlo a centrare gli obiettivi che si era prefissato prima di arrivare o a scoprire le sue intenzioni per la durata dell’esperienza (e non solo).
Hariharalaya offre il pick-up gratuito dall’hotel a Siem Reap in cui alloggerai la sera prima d’iniziare il retreat. Il viaggio dal centro della città è breve (può variare a seconda di quante altre persone l’autista dovrà andare a prendere) e, lungo il tragitto, già percepirai dei cambiamenti dentro di te. La stretta stradina che guida verso l’Hariharalaya sembra uscita da un vecchio libro sulla Cambogia, con le case delle persone del posto ai suoi lati e sorridenti bambini in bicicletta che ti fanno sentire parte di un altro mondo – un mondo più vero – ancora prima che tu abbia visto l’Hariharalaya.
Una volta arrivato, sarai accolto da gentilissimi membri dello staff e subito ti accorgerai che qui le vibrazioni sono diverse. Non solo non c’è spazio per il chiasso e il caos della vita di tutti i giorni, ma neanche per le maschere o le performances. Qui ognuno può essere chi è veramente e, se ancora non sa chi è, nessun problema: può comunque smettere di recitare e iniziare il viaggio di scoperta di sé. Goditi una bevanda e un massaggio di benvenuto, rimuovi le scarpe (e l’ego, come recita una scritta all’ingresso) ed esplora il meraviglioso centro in un tour guidato da uno degli insegnanti. Assisti all’introduzione, in cui ti saranno spiegate le “regole” per i prossimi sei giorni, e preparati ad abbandonare i dispositivi digitali e la concezione di tempo così come la conosci.
Location: 10/10
Come accennato poco fa, l’Hariharalaya si trova a brevissima distanza dal centro di Siem Reap ma immerso nella natura e nella vita delle persone del posto. Durante il tuo soggiorno, per massimizzare gli effetti benefici delle varie pratiche e dell’esperienza in sé, passerai il tuo tempo nel centro (a eccezione di visite come quella ai templi di Angkor), e questo è un valore aggiunto al tuo percorso.
La natura la fa da padrona e potrai godertela con delle passeggiate, rilassandoti nella spiaggetta privata dell’Hariharalaya, carezzando gli animali domestici (gatti e perfino una mucca) o, semplicemente, dondolandoti su un’amaca, mentre senti il delicato vento che ti sfiora la pelle del viso. Infine, ma non certo per importanza, Hariharalaya si trova solo a qualche chilometri di distanza dai templi del complesso archeologico di Angkor e, durante il tuo soggiorno, beneficerai della loro energia.
Piscine: 9/10
Hariharalaya vanta anche una graziosa piscina, perfetta per rilassarti dopo una pratica o per divertirti con gli altri partecipanti al retreat. L’esperienza include anche un pool party. La piscina è avvolta nella natura e circondata da alcune sdraio, perfette per un po’ di riposo, magari bevendo un cocco (visto che qui avrai cocchi sempre a disposizione gratuitamente).
Cose che ho apprezzato particolarmente:
- La possibilità di essere sé stessi. Molte persone non se ne accorgono ma, se ci fermiamo a guardare la nostra vita e noi stessi, ci accorgiamo che, spesso, indossiamo delle maschere. Magari lo facciamo perché abbiamo paura di deludere gli altri, di non essere accettati o di venire tacciati come “diversi”. Se stai pensando di prendere parte a un retreat all’Hariharalaya, probabilmente ti sei accorto della recita che porti avanti ogni giorno e hai deciso che non vuoi più farlo. È arrivato il momento di cambiare, di cominciare a mostrarti per quello che sei veramente. Se ancora non lo sai, o se non lo sai del tutto, va bene lo stesso. Uno dei doni più grandi di un retreat presso l’Hariharalaya è proprio quello di scoprire chi sei, mettendo da parte tutto ciò con cui ti identifichi quotidianamente – come il nome, la tua professione, il genere di appartenenza o i ruoli che ricopri.
- Vibrazioni autentiche. Se mi segui sai che sono una persona altamente sensibile e che tendo a percepire le energie di persone e ambienti. Nella maggior parte dei casi, questo è molto stancante dal punto di vista energetico ma, all’Hariharalaya, è stato un vero e proprio dono. Anche se sono una scrittrice, non è facile trovare le parole per descrivere le vibrazioni che si percepiscono qui, forse perché non possiamo usare qualcosa come le parole per raccontare ciò che appartiene al mondo sottile e non a quello fisico. Ad ogni modo, ci provo lo stesso. Personalmente, mi sono sentita come se tutto intorno a me fosse morbido. Il mondo esterno ci sembra spesso spigoloso, come un mostro che digrigna i denti, e siamo sempre sul chi vive, pronti ad affrontare l’ennesima battaglia, ad aggirare il prossimo ostacolo, a cercare di sconfiggere un altro problema. All’Hariharalaya entriamo in contatto con il vero. Qui non c’è né tempo né spazio per tutto ciò che ci viene inculcato dalla società e uno dei nostri scopi principali, durante il retreat, è proprio quello di disimparare tutto ciò che abbiamo appreso nel corso degli anni e che ci fa sentire intrappolati, insoddisfatti, stanchi o perennemente ansiosi.
- Il vivere nel qui e ora. Questo è uno dei punti cardine dell’esperienza all’Hariharalaya. Probabilmente sei d’accordo nel dire che la maggior parte di noi non è mai presente. Passiamo così tanto tempo a rivangare il passato, ripetendo sino allo sfinimento la discussione con il boss o quella con il partner, e rivivendo, nella nostra mente, scenari che non sono reali. Del resto, ognuno di noi crea il proprio passato. Allo stesso modo, siamo spesso proiettati verso il futuro ma, poiché siamo stati programmati per rimanere piccoli, in ogni senso del termine, siamo vittime dell’ansia e dello stress. Ecco che immaginiamo scenari catastrofici, come la perdita del lavoro o quella della persona amata, che nella maggior parte dei casi non si verificheranno mai.
Trascorriamo la maggior parte delle nostre giornate in una realtà che non esiste. Siamo nel passato, che ancora ci guida dal punto di vista inconscio, tramite reazioni, traumi mai elaborati, parti ombra ben nascoste dentro di noi e molto altro, oppure in un un futuro fatto di problemi e angoscia. E il presente? Il nostro corpo è qui, in questo luogo, ma la nostra mente è intrappolata nello ieri o nel domani. All’Hariharalaya c’è un vero e proprio ritorno al momento presente.
Lokta Joēl, fondatore del centro e insegnante, rimarca su come, durante il retreat, una delle lezioni più importanti sia proprio quella sull’imparare a essere presenti. Pensa a tutte le volte in cui mangi ma, nel frattempo, scrolli sui social, guardi la televisione, pensi al lavoro che dovrai portare avanti dopo pranzo o rivivi la conversazione avuta con una persona quella mattina, magari immaginando scenari diversi in base a quello che avresti potuto dire. Ecco che, anche in questo caso, non sei realmente presente. Al centro, grazie al digital detox (di cui ti parlerò tra poco), all’immersione totale nella natura, all’assenza di orologi e sveglie, alle pratiche e alle vibrazioni degli insegnanti, è davvero possibile rendersi conto che il passato, appunto, è passato e il futuro non è ancora arrivato. Tutto ciò che esiste è il qui e ora. Quello è l’unico momento in cui possiamo essere veramente vivi.
Digital Detox
Con il termine “digital detox” intendiamo una pausa, più o meno lunga, dai social e dai dispositivi digitali in generale. Lavorando online, questo è il motivo per cui non ho potuto prendere parte a tutti i 4 giorni del retreat per intero ma stresso l’importanza di prendersi questo tempo per vivere senza avere telefono e affini con sé.
Il primo giorno, poco dopo l’arrivo, un membro dello staff ritirerà tutti i dispostivi elettronici. Alcune persone possono storcere il naso all’idea di non poter controllare i messaggi o di non poter scrollare sui social a piacimento ma, credimi, il digital detox è una colonna portante del retreat presso l’Hariharalaya.
Siamo talmente abituati a usare Internet, soprattutto tramite il cellulare, che spesso lo facciamo anche quando non ne abbiamo alcuna necessità. Ricordo che, quando ero ragazzina e Internet era agli albori, lo usavo solo per le ricerche. Caricare una pagina poteva richiedere secoli. Alle scuole superiori, già c’erano le chat, i giochi da fare sul cellulare e la possibilità di mandare le mail. Internet ha continuato a evolvere e, se mi conosci lo sai, io non sono contro la tecnologia, anzi. Se usata bene, la tecnologia ci permette di entrare in contatto con persone che vivono dall’altra parte del mondo, di fare delle ricerche in tempi brevi, di condividere pubblicamente le nostre opinioni e molto altro.
Il problema è che la maggior parte di noi (e mi ci metto anche io) non usa correttamente la tecnologia. Anche se non ne fai alcun uso dannoso, magari passi mezz’ora o diverse ore a scrollare. Sei sul bus di rientro dal lavoro e, per ammazzare il tempo, guardi un reel dopo l’altro. Molte persone, poi, vomitano sui social la loro frustrazione, la loro insoddisfazione, contribuendo a creare un mondo basato su basse energie, dove sono possibili situazioni dolorose di cui poi la persona si lamenta online, creando una sorta di circolo vizioso.
Fare un’esperienza presso l’Hariharalaya significa rendersi conto che possiamo ancora vivere benissimo senza dover controllare il telefono ogni cinque minuti. Dopo un’ora o anche meno, ti accorgerai di non sentire la mancanza dei tuoi dispositivi elettronici, andrai nella splendida libreria e sceglierai un volume da leggere, parlerai con gli altri partecipanti al retreat, esplorerai il centro per conto tuo, andando alla scoperta di angoli segreti che non tutti gli ospiti vedono e ti renderai conto che, semplicemente non passando tanto tempo a scrollare sui social, sarai più attivo. Il tuo sguardo diventerà più chiaro, sarai più consapevole di quello che accade intorno e dentro di te, fluirai con lo scorrere del tempo, con i ritmi e i suoni della natura.
Al termine del primo giorno, quando sono tornata a casa per poi andare di nuovo al centro la sera seguente, quasi mi sono dimenticata di riprendere il telefono! Perché, sì, mettere da parte i dispositivi elettronici e liberarci da quelle catene invisibili che ci tengono legati ai “mi piace”, al numero di followers, alla paura di perdersi chissà cosa se, per un giorno o un’ora, non guardiamo cosa postano amici e sconosciuti, è davvero possibile. Ed è un passo fondamentale del percorso per (ri)trovare il contatto con noi stessi.
Nota: potrai lasciare la mail del retreat ad amici e famigliari, che potranno contattarli nel caso in cui dovessero comunicarti qualcosa d’importante.
Le sistemazioni
Prima di entrare nel vivo del retreat, dedichiamo qualche minuto a un aspetto che, personalmente, trovo importantissimo in uno scenario del genere. Sto parlando della sistemazione. Questa sarà la tua casa lontano da casa, il tuo piccolo angolo di paradiso in cui condividere l’esperienza con un’altra persona che viaggia con te (o con un altro partecipante al retreat, se avrai scelto l’opzione della stanza condivisa) o in cui dedicarti al lavoro introspettivo.
Io ho alloggiato in una stanza privata, a pochi passi dalla sala pasti, dalla libreria e dalla piscina. La camera è curata nei minimi dettagli, confortevole e con un letto che garantisce un ottimo sonno. Quello che ho preferito è la totale immersione nella natura. Non dimenticare che non avrai i dispositivi elettronici neanche in camera e questo farà sì che tu vada a letto con i suoni della natura e che ti svegli con il canto degli uccellini.
Hariharalaya offre varie opzioni per l’alloggio. Andiamo a vederle insieme:
- The Suite
Perfetta per chi desidera privacy e spazio, The Suite offre aria condizionata, ventilatore, lenzuola di cotone e una veranda privata da cui ammirare la giungla.
- The Villa
Ecco il tocco di lusso che cercavi. The Villa offre aria condizionata, ventilatore ed è circondata da un meraviglioso giardino tropicale. Questa opzione è l’ideale per le coppie e per i viaggiatori in solitaria che cercano tranquillità e comfort.
- The Bungalow
Circondato da pacifici giardini tropicali, The Bungalow offre aria condizionata e ventilatore. Goditi la serenità del tuo portico privato.
- The Shared House
Perfetta per chi è attento al budget o per chi, semplicemente, vuole condividere l’esperienza con altri partecipanti. The Shared House offre aria condizionata, ventilatore, balcone con vista sul giardino e vibes comunitarie.
Tutte le opzioni includono il bagno in camera.
Le strutture
Un aspetto che ho particolarmente apprezzato è che, fra una pratica e l’altra, c’è sempre del tempo libero in cui ognuno può decidere cosa fare (incluso il dolce far niente). Ecco che qui entrano in scena le numerose strutture che troverai nel centro e che potrai usare liberamente per esplorare il rapporto con te stesso, il tuo mondo interiore, rispolverare un vecchio talento o una passione sopita o anche trovarne di nuovi.
Ecco cosa aspettarti:
- Yoga Shala. Qui è dove si tengono molte delle pratiche previste nel programma. La Shala è meravigliosa, dotata di aria condizionata e di repellenti anti-zanzare naturali. Qui troverai tutto ciò di cui avrai bisogno per svolgere serenamente le varie pratiche.
- Meditation Gardens. Molti partecipanti ai retreats presso Hariharalaya si ritagliano delle occasioni per meditare al di là dalle meditazioni di gruppo. I giardini del centro ben si prestano per dei momenti di sguardo verso l’interno, pace e centratura. Ricorda che, all’Hariharalaya, sarai sempre scalzo e questo ti permetterà di entrare in contatto con la terra bagnata dopo uno scroscio di pioggia, di sentire il solletico degli steli d’erba contro le tue caviglie e di ritorvare il tuo rapporto con la terra proprio grazie all’unione fra le tue piante dei piedi e il terreno. Approfitta degli splendidi giardini per la meditazione per calmare la mente, ritrovare il tuo centro e goderti il contatto con la natura.
- Ne ho già parlato ma, per me che amo le piscine, questa è perfetta sia per una pausa rilassante sia per divertirsi da soli o con gli altri partecipanti al retreat. Ideale anche per leggere un libro o gustarsi un cocco fresco sulle sdraio, la piscina è avvolta nella natura.
- Lotus Pond. Nel centro ci sono diversi punti in cui potrai ammirare i fiori di loto. Lascia scorrere il tuo sguardo, cattura la bellezza di questi fiori e dell’ambiente naturale in cui ti trovi. Hariharalaya offre vari luoghi, a ridosso dei Lotus Ponds, per rilassarti, riflettere o esprimerti attraverso il journaling.
- Libreria spirituale. Io potrei passare tutti i giorni del retreat qui 😊 Questa libreria è meravigliosa e ricchissima. Si tratta della collezione di libri di Lokta Joēl, raccolti durante i suoi vari viaggi. Ampio spazio è dedicato ai libri su vari aspetti della spiritualità e c’è anche una sezione di narrativa.
- Creative Arts Studio. Qui è dove si tengono i workshops creativi ma sarai libero, durante il retreat, di usare questo spazio quando vorrai. Non importa se sei un abile artista o se non sapresti disegnare per salvarti la vita, all’Hariharalaya non c’è spazio per il giudizio o la competizione. Sfrutta carta e colori per esprimere il tuo mondo interiore o semplicemente lascia fluire la creatività, senza pensare a niente.
- Gym. Perfetta per chi non rinuncerebbe mai alla sua sessione quotidiana di allenamento ma anche per chi non pratica regolarmente gli esercizi e vuole mettersi in gioco. La palestra, come praticamente tutti gli spazi all’Hariharalaya, è immersa nella natura.
- Games Room. L’ideale per divertirti con gli altri partecipanti al retreat con vari giochi comunitari per tornare tutti un po’ bambini.
- Ice Bath. Nel programma del retreat c’è anche l’ice bath, un’occasione per favorire il recupero muscolare, il miglioramento dell’umore, della resilienza mentale e del sonno.
- Music Room. La stanza della musica offre diversi strumenti che potrai suonare liberamente. Anche in questo caso, non importa se sei un bravo musicista o se non hai mai suonato niente in vita tua. Libera la creatività che c’è in te e usa il potente strumento della musica per esprimerti e centrarti.
- Sports Field. Altro luogo perfetto per divertirti con i tuoi nuovi amici, circondato dalla natura.
- Rock Climbing Wall. L’ideale per chi pratica regolarmente arrampicata ma anche per chi non ha mai provato e vuole superare i propri limiti in un ambiente supportivo.
- Juice Bar. Scommetto che, durante il retreat, farai spesso tappa qui per gustarti i cocchi omaggio.
- Healing Center. Qui potrai beneficiare di massaggi e trattamenti di vario tipo, fra cui l’agopuntura.
- Sala pasti. All’aperto, ma con un tetto per proteggere da sole e pioggia, la sala pasti è un punto di snodo centrale del centro. Qui consumerai colazione, pranzo e cena con gli altri partecipanti al retreat.
L’importanza della cucina vegana
Ammettiamolo: spesso mangiamo male. Magari siamo sempre di corsa, non abbiamo tempo o voglia di cucinare e allora ordiniamo qualcosa dal fast-food. Ancora, spesso pensiamo a risparmiare dal punto di vista economico e optiamo per prodotti qualitativamente scarsi, che però costano poco. Eppure, il nostro corpo è come un tempio. Noi dovremmo riempirlo con cura e solo di ciò che può aiutarlo a rimanere pulito e centrato. Quando, invece, v’immettiamo regolarmente delle tossine, ecco che poi iniziamo a sperimentare malesseri più o meno gravi.
Nell’epoca contemporanea in cui tutti viviamo, poi, ben poche persone hanno un orto e si nutrono di quei prodotti. Oggi siamo spesso distaccati dalla natura, eppure, se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che la natura non è solo la nostra migliore insegnante ma anche colei che ci mette a disposizione tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene.
Durante il retreat presso l’Hariharalaya potrai contare su piatti vegani e gluten-free, perfetti per nutrire il corpo e la mente:
- Piatti vegani. La cucina cambogiana ben si presta a una dieta vegana perché, di per sé, non utilizza il latte o i suoi derivati, ma punta su noci di cocco, frutta e verdura tropicali. I cuochi locali prepareranno gustosi piatti per te e per gli altri partecipanti al retreat, a base di tofu, funghi, fagioli, riso e molti altri ingredienti sani e naturali.
- Una dieta senza glutine. Le tradizionali farine cambogiane non sono a base di grano ma di riso o maionica, naturalmente senza glutine. Ecco che tutti i dolci e il pane preparato all’Hariharalaya sono gluten free.
Quello che rende ancora più unici i piatti che mangerai ogni giorno sono l’amore e l’attenzione che i cuochi cambogiani mettono nella loro preparazione. Gli ingredienti sono stagionali e i piatti sono freschi, preparati poco prima della consumazione. E se, a fine retreat, sarai triste all’idea di non gustare più pietanze del genere, nessun problema perché il team t’invierà un ricettario grazie al quale potrai preparare i piatti che avrai imparato ad amare durante il retreat.
La liberazione del tempo
Ho sempre pensato che, il tempo così com’è comunemente visto e vissuto, sia ingabbiato. Quando ero molto piccola, dicevo agli adulti che “il tempo non funziona così”. Non ho mai voluto festeggiare i compleanni, neanche da bambina, perché sentivo che non è vero che ho questa o quell’età, è vero solo se prendi per buono un funzionamento del tempo che non è quello reale. Il tempo non va in avanti, non può essere ingabbiato in sveglie e orologi, ma è fluido, circolare.
Ecco perché, presso l’Hariharalaya, non troverai né orologi né sveglie. Per regolare lo scorrimento del programma, sentirai un gong che, suonato nelle varie aree del centro, richiamerà te e gli altri partecipanti alla pratica piuttosto che alla sala per consumare il pasto tutti insieme. Un po’ come per il discorso dei dispositivi digitali, all’inizio può sembrarti strano vivere senza l’orologio da polso, senza il suono della sveglia o anche solo senza poter controllare che ore sono sul display del telefono ma, in realtà, nel giro di pochissimo, ti abituerai a fluire allo stesso ritmo della natura e a rispondere al suono del gong.
Ti accorgerai anche che non sempre abbiamo bisogno di sapere che ore sono. C’è luce, abbiamo già pranzato, è pomeriggio. È davvero importante sapere se sono le 14.30 o le 16? Ancora, potrai seguire l’andamento del programma grazie alle informazioni che troverai in camera, con un calendario suddiviso per giorno e orari, con le varie pratiche, i massaggi e tutti i diversi appuntamenti. In linea generale, però, all’Hariharalaya potrai sentirti libero anche dal rincorrere costantemente il tempo, come una sorta di Coniglio Bianco de “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” che, senza rendersi conto che la vita gli sta passando accanto, continua a strillare, “E’ tardi!”
Il retreat a Hariharalaya: il viaggio dentro di te
Per quanto la natura sia fondamentale per creare un ambiente favorevole al tuo risveglio e alla tua crescita spirituale, il cuore di Hariharalaya è composto dai suoi retreats. Tutto è cominciato con un sogno. Lokta Joēl aveva solo 500 USD e un’idea, un bisogno, quello di creare un luogo in cui permettere alle persone di tutto il mondo di ritrovare sé stesse. Nel 2010, è nato Hariharalaya che, negli anni, ha guidato oltre 15.000 persone di ogni età e provenieni da ogni parte del globo attraverso lo yoga, la meditazione, il respiro, il silenzio, la creatività e il senso comunitario.
Con oltre 500 retreats realizzati nel corso di 15 anni, e recensioni positivissime da parte di centinaia di partecipanti, il centro si afferma come uno dei leader per il percorso di risveglio spirituale e ambisce a migliorarsi sempre di più e offrire nuovi programmi per coprire tutti i bisogni delle persone che si sono incamminate lungo il percorso del ritorno a casa.
In quest’ottica, puoi aspettarti un retreat studiato nei minimi dettagli ma dove ogni cosa fluisce in maniera naturale. I retreats organizzati da Hariharalaya durano 6 giorni pieni (quello a cui ho partecipato io era speciale, perché in concomitanza dell’equinozio di settembre, ed è durato “solo” 4 giorni) durante i quali ti spoglierai delle tue abitudini, delle tue convinzioni, dei ruoli che interpreti e delle maschere che indossi per iniziare a mostrarti per quello che sei, in un ambiente sicuro, in cui sarai incoraggiato a guardarti dentro e a fare domande, più che a trovare risposte.
Ogni retreat include:
- Pratiche giornaliere di yoga e meditazione. Anche se non hai mai praticato nessuna delle due, non preoccuparti, perché il retreat è accessibile anche ai principianti. Io stessa non ho chissà quale esperienza di yoga o meditazione, eppure, le sessioni sono adatte a tutti. Lokta Joēl, poi, rimarca spesso come, presso Hariharalaya, lo yoga non sia una sorta di disciplina sportiva, una gara a chi è più elastico e a chi sa fare meglio le pose più complicate, ma è un intimo viaggio interiore.
- Tre pasti vegani il giorno. Nutrire il corpo è importante ed è ancora più importante farlo bene. Come abbiamo visto nella sezione dedicata ai pasti, qui il cibo è salutare, preparato giornalmente con gli ingredienti del luogo e rispettando il ciclo delle stagioni. Questo contribuisce non solo a far star bene il tuo corpo ma anche a favorire le energie che ti aiuteranno nel tuo percorso spirituale.
- Massaggi per allontanare stress e preoccupazioni. Spesso siamo così abituati a essere sempre in tensione che non ce ne rendiamo neanche conto fino a quando, dopo un massaggio, non ci sentiamo più leggeri, più sciolti. Io ne so qualcosa: passando molto tempo al computer, e tenendo una postura non ottimale, quando poi mi metto nelle mani dei professionisti mi rendo conto che, dopo, mi sento come rinata. Oltre al massaggio di benvenuto non appena arriverai, il retreat include anche dei massaggi pensati proprio per rilassare la muscolatura e liberarti da stress, tensioni e preoccupazioni.
- Creatività, musica e senso comunitario. Oltre a beneficiare dei vari workshops di gruppo, potrai liberare la tua creatività con la musica, il movimento corporeo o il disegno ogni volta in cui lo vorrai. Potrai farlo in compagnia delle persone con cui stai viaggiando, con altri partecipanti al retreat o da solo. In ogni caso, queste attività, fatte in un ambiente sicuro e privo di giudizi, ti faranno tornare bambino. Colorerai semplicemenente per la voglia di farlo, creerai disegni o scritti in base a ciò che dice la tua fantasia e, semplicemente, ti divertirai.
- Benedizione dell’acqua fatta da un monaco. Questa tradizione ti permette di purificare corpo, cuore e mente.
- Digital Detox. Ne ho già parlato ma questo è un tassello così importante dell’esperienza che penso sia necessario rimarcarlo. Per sei giorni interi non avrai accesso al Wi-Fi o ai tuoi dispositivi elettronici. In questo modo, essere presente ti verrà naturale, perché non sarai tentato da distrazioni e, già dopo qualche ora, ti accorgerai che telefono e affini non ti mancano per niente.
- Ammirare l’alba ad Angkor Wat. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il complesso archeologico di Angkor non è solo una meraviglia architettonica ma le energie irradiate dai templi contribuiscono a favorire lo sviluppo personale di tutti coloro che passano da questa zona della Cambogia. Il programma include anche la sveglia presto per andare a vedere il sole che sorge sul tempio più famoso dell’intero complesso, Angkor Wat. In occasione del retreat in concomitanza dell’equinozio, a cui ho preso parte, era in programma anche la meditazione ad Angkor Wat, assistento alla nascita del sole (in quei giorni, il sole è allineato con la torre centrale).
- Le strutture. Ogni luogo, al centro, è pensato per enfatizzare il tuo viaggio interiore. Dagli spazi adibiti al relax a quelli creati per favorire la creatività, dall’attenzione al dettaglio alla meraviglia della natura, ogni angolo dell’Hariharalaya ti darà qualcosa capace di modellarti.
- Cocchi omaggio. Forse non lo sai ma l’acqua di cocco è una gran medicina. Questa non solo è buonissima ma ti nutre e ti mantiene idratato. I cocchi freschi, infatti, sono carichi di elettroliti e minerali, che contribuiscono a migliorare la tua energia.
- Silenzio. Durante il retreat, ci sarà un intero giorno dedicato al silenzio. Trovo che questo sia particolarmente importante non solo per entrare veramente in contatto con noi stessi ma anche per relazionarci con gli altri basandoci sulla comunicazione non verbale e sulle energie piuttosto che sull’uso delle parole. Nella vita di tutti i giorni, ci capita di stare in silenzio ma, di solito, lo riempiamo con il chiacchiericcio della televisione o dei reels sui social oppure con della musica. Insomma, la maggior parte di noi si sente a disagio nello stare in silenzio, perché questo ci conduce facilmente a un viaggio introspettivo. All’Hariharalaya il silenzio non spaventa, ma accoglie e guida.
Un retreat presso l’Hariharalaya è aperto a tutti, anche ai viaggiatori in solitaria. Inoltre, se al termine non ti sentirai più centrato e vivo, riceverai un rimborso della quota, senza che ti venga fatta nessuna domanda.
I benenfici di un retreat presso l’Hariharalaya
Ogni persona porterà a casa qualcosa di unico dalla sua esperienza presso Hariharalaya ma, in generale, i benefici di un retreat di questo tipo sono:
- Un senso di calma e pace
- Una maggior connessione con te stesso
- Ricordarti che la vita è semplice
- Un sistema nervoso più calmo
- Senso di chiarezza e ispirazione profonda
- Un miglior rapporto con la tecnologia
- La condivisione di esperienze e la nascita di nuove amicizie
Personalmente, quello che mi ha sorpresa di più del retreat all’Hariharalaya, è stata la durata degli effetti benefici non solo delle pratiche ma della semplice permanenza lì. In più, come ho scritto, io ho fatto on and off per continuare a lavorare online. Nonostante questo, anche quando non ero al centro, mi sentivo ancora in pace, centrata e calma. È stato come indossare degli occhiali che non sapevo neanche di essere sporchi e, pratica dopo pratica, momento dopo momento, le lenti sono state lavate e ora sono così pulite che vedo il mondo intorno a me più chiaramente, perché sono più attenta a ogni dettaglio e meno persa nei giochetti della mia mente.
La vera sfida, secondo me, è quella d’integrare tutto ciò che impariamo al retreat nella vita di tutti i giorni. La maggior parte di noi non vuole vivere da eremita sulla cima di una montagna ma vuole capire come integrare una nuova consapevolezza con la vita quotidiana, inclusi i suoi aspetti materiali come il dover pagare le bollette. Hariharalaya propone delle soluzioni che sono personalizzate. Nessuno ti forza a pensare una cosa piuttosto che un’altra, per quello, anche se gli insegnamenti sono gli stessi, ogni persona ne trae qualcosa di diverso, basandosi sulle proprie percezioni, le proprie esperienze e le proprie necessità. In questo modo, è più facile capire come continuare a praticare yoga e meditazione anche una volta tornati nel proprio Paese e come questi non abbiano a che fare con la competizione ma con un sano lavoro dentro di sé.
Hariharalaya ti permette di cambiare il tuo sguardo, spostandolo più spesso dentro di te e facendoti vedere anche il mondo che ti circonda per quello che è veramente. In questo mondo fisico, spesso ci identifichiamo con il nostro corpo. Pensiamo di essere un corpo che contiene un’anima quando siamo un’anima che ha un corpo (preso in prestito). Paramahansa Yogananda, ad esempio, vedeva il corpo come un veicolo temporaneo, come una sorta di vestito che, a un certo punto, si rovina o diventa troppo vecchio. Ecco che lo smettiamo ma noi non cessiamo di esistere, tutt’altro. È proprio in quel momento che torniamo alla nostra forma originale, a essere energia, parte del divino e del tutto.
Quello proposto da Hariharalaya è un viaggio per un’anima che ha sentito un richiamo e non vuole girarsi dall’altra parte. Forse ha paura, forse non sa cosa l’aspetta dopo la curva, ma qualcosa dentro di lei è ancora vivo e la voce di quella verità si sta facendo sempre più nitida. Spesso ci attacchiamo con le unghie e con i denti a questa nostra vita materiale, al mondo fisico, perché è l’unico di cui siamo veramente consapevoli, perché possiamo vederlo con i nostri due occhi “normali”, toccandolo con le nostre mani. In realtà, ci sono altre dimensioni, dentro e fuori di noi, e iscriversi a un retreat presso Hariharalaya vuol dire iniziare ad aprire gli occhi per risvegliarsi.
Lokta Joēl: l’anima dietro Hariharalaya
Lokta Joēl non è solo il fondatore del centro e uno degli insegnanti ma è anche e soprattutto un’anima in cammino, come tutti noi. Nato negli Stati Uniti nel 1980, Joel ha viaggiato per il mondo sin da piccolo grazie allo sport e agli studi di musica classica e, nel 1998, si è trasferito in Quebec, per portare avanti la sua passione per le lingue e la traduzione.
L’anno seguente, Lokta Joēl ha iniziato un percorso di Kriya yoga, che lo ha avvicinato agli insegnamenti dei saggi e dei maestri illuminati. Dopo soltanto qualche settimana di pratica, Lokta Joēl si è accorto che il suo respiro si era fatto più calmo, tanto da scomparire, permettendogli di raggiungere stati mistici di elevata coscienza, al di là della mente.
Questo ha dato il via a un viaggio di purificazione di 10 anni, attraverso diversi percorsi e tipologie di yoga. Nel 2002, spostatosi in Brasile, Lokta Joēl ha iniziato a imparare il mestiere di gioielliere e, nel frattempo, ha cominciato a esplorare il Reiki, il digiuno, l’agopuntura, il massaggio e l’uso delle piante medicinali. Rientrato negli Stati Uniti, Lokta Joēl ha passato tre anni studiando e lavorando a Pendle Hill, una comunità di Quaker, continuando la sua pratica dello yoga e il suo viaggio verso la semplicità, la natura e l’ascolto profondo.
Una volta lasciata la comunità, Lokta Joēl ha passato 6 mesi in silenzio presso il Babaji Kriya Yoga Ashram in Quebec per poi partire per un viaggio di ricerca dell’illuminazione attraverso gli USA e l’India, Paese che visita ancora oggi per proseguire nel suo percorso.
Personalmente, quello che mi ha colpita di più di Lokta Joēl è non solo il coinvolgimento diretto con i partecipanti del retreat, guidando diverse pratiche e passando del tempo con loro, diffondendo i suoi insegnamenti anche in orario dei pasti (molti fondatori mettono il nome sulla loro realtà e non si fanno neanche vedere) ma anche la semplicità e, allo stesso tempo, la verità dei suoi insegnamenti. Forse proprio perchè, in fondo, la verità è semplice, Lokta Joēl non si nasconde dietro paroloni o concetti astratti comprensibili a pochi.
Il suo è un modo di parlare facile ma sentito, accessibile a tutti. Poi, come ho già scritto, tutti gli insegnanti all’Hariharalaya comunicano prima con l’energia, le vibrazioni, e poi con le parole. Questo è particolarmente vero per Lokta Joēl. Nel corso del retreat avrai modo non solo di beneficiare dei suoi insegnamenti e della sua esperienza ma anche di porgli delle domande, così da avere accesso a un qualcosa che non dovrai solo bere ciecamente perché ti arriva dall’alto ma che nasce da uno scambio umano basato sul rispetto e sull’accettazione di ognuno.
L’alba ad Angkor Wat: un’esperienza che non dimenticherai mai
Uno dei momenti clou del retreat all’Hariharalaya è la visita ad Angkor Wat all’alba (non solo per il retreat in concomitanza dell’equinozio, questa esperienza è parte di ogni retreat). Per molti, Angkor è la principale ragione di un viaggio in Cambogia. Altri esplorano il Paese in lungo e in largo ma, anche per loro, il complesso archeologico di Angkor resta uno dei ricordi più indelebili del viaggio. Visitare Angkor Wat guidati da Lokta Joēl e altri insegnanti del centro, significa vivere un’esperienza ancora più intensa, abbinando l’esplorazione del sito al lavoro interiore.
Purtroppo, durante la mia esperienza all’Hariharalaya, non sono riuscita a partecipare a questa incredibile iniziativa perché la mattina presto (verso le 4), quando saremmo dovuti andare ad Angkor Wat per ammirare il sole nascere sulla torre centrale, diluviava così forte che non avrebbe avuto senso recarsi fin lì. Come ho scritto, io ho preso parte al retreat on and off ma gli altri partecipanti, che lo hanno goduto appieno, sono andati ai templi di Angkor il giorno seguente.
Questi templi sprigionano un’energia unica, che definisce ogni momento della vita di chi abita qui. Non è neanche necessario andare al complesso archeologico, il loro raggio di azione è molto ampio, e già soggiornando presso l’Hariharalaya potrai beneficiare della loro forza trasformativa. Recarsi ai templi, tuttavia, aggiunge potere a queste energie.
Non molte persone lo sanno ma i templi di Angkor sono stati costruiti con lo scopo di creare un ponte in grado di connettere l’Uomo con gli Dei. Pur non disponendo di strumenti moderni, le direzioni cardinali, gli angoli e i gradi sono stati tracciati con precisione e niente è lasciato al caso. Osservando i templi dell’alto, è possibile notarne la perfezione e renderci conto che sono come dei mandala, costruiti per canalizzare il potere del divino.
Lo scopo dei templi di pietra è proprio quello di accogliere e incanalare l’energia. Molto interessante anche l’uso, da parte del popolo Khmer, delle acque sacre e curative per assorbire l’energia cosmica e nutrire il corpo fisico e spirituale della Terra.
Ecco perché visitare i templi di Angkor accompagnati dai maestri dell’Hariharalaya è un’esperienza unica e incredibilmente trasformativa. Avrai modo d’integrare le pratiche regolarmente proposte al centro con la potente energia dei templi.
La mia esperienza all’Hariharalaya
Lo ammetto, prima di partecipare al retreat, ero un po’ scettica. Sì, avevo letto le centinaia di recensioni positive riguardo al centro, tuttavia, mi chiedevo quanto il programma potesse essere davvero trasformativo. Credo che il mio scetticismo venisse dal fatto che, ormai, chiunque pratica e insegna yoga, meditazione e via dicendo. In più, sui social c’è una narrativa predominante in cui la spiritualità ormai è diventata quasi un trend, tutti parlano del loro viaggio interiore (spesso in maniera semplicista) e lo yoga è dipinto da molti quasi come uno sport e non un viaggio dentro di sé.
Mi sono bastati pochi minuti all’Hariharalaya per capire che questo centro è davvero un punto di crescita personale, comunione, condivisione e genuino lavoro su di sé. Qui nessuno ti vende formulette, nessuno ti dice che sarà facile, semplicemente, t’insegna i punti cardine per iniziare ad avere una vita più autentica, allineata con ciò che sei davvero.
Il primo punto, e forse il più importante, è la capacità di vivere nel momento presente. Ne abbiamo già parlato, nel corso di questo articolo, ma se davvero imparassimo a vivere nel “qui e ora” e a controllare la nostra mente di modo che questa smetta di farci vivere nel passato o proiettati nel futuro, la nostra esperienza terrena cambierebbe radicalmente. All’Hariharalaya è possibile imparare a essere presenti, grazie al digital detox, che sicuramente aiuta a evitare le distrazioni proposte da Internet, ma, soprattutto, grazie alle varie pratiche, pensate proprio per aiutarti a centrarti, a (ri)connetterti con la natura e con il momento che stai vivendo.
Io ho preso parte a diverse sessioni di meditazione e yoga e, pur non essendo una fan di quest’ultimo, ho apprezzato moltissimo il modo in cui Lokta Joēl lo insegna, con esercizi accessibili a tutti, e, soprattutto, rimarcando come lo yoga sia un viaggio di connessione con sé stessi. Non c’è bisogno di riuscire a fare chissà quale posa difficile. Allo stesso modo, anche la meditazione è un viaggio interiore. Molti hanno paura di “non riuscire a meditare” e spesso la meditazione viene vista quasi come un qualcosa da fare. Meditare significa semplicemente essere. Essere presenti.
Un altro dettaglio che ho apprezzato è come Lokta Joēl abbia insegnato che bastano circa 15-20 minuti al mattino, per iniziare a cambiare la propria vita. Medita per quell’arco di tempo e godi dei benefici che la meditazione ti darà per le altre ore della tua giornata. Ancora, è necessario svolgere queste pratiche con regolarità, perché non possiamo cambiare le nostre abitudini con uno schiocco di dita ma dobbiamo lavorarci con impegno e dedizione.
Ho partecipato anche alla lezione di danza estatica, anche se forse il termine “lezione” non è quello più appropriato perché, per me, la parola chiave di quell’esperienza è stata “libertà”. La danza estatica è spontanea, non strutturata e accessibile anche a chi non ha alcuna esperienza di ballo. Bisogna soltanto lasciarsi andare, assecondando il ritmo della musica, liberado tutto quello che non riusciamo a dire. Mi ha colpito molto quello che ha detto Lokta Joēl al riguardo, “La danza estatica ci permette di tirar fuori quello che non riusciamo a dire a parole. Se ci riuscissimo, a quest’ora lo avremmo già detto”.
Anche i momenti liberi tra un’attività e l’altra sono importantissimi, perché ognuno può scegliere cosa fare. C’è chi si ritrova con gli altri, chi va alla scoperta degli angoli nascosti del centro, chi scrive sul diario, che sfrutta le strutture dell’Hariharalaya… Per esempio, ho sentito una delle partecipanti dire che si è svegliata alle 3 di notte, è uscita di camera e si è messa a girare per il centro, godendosi la lussureggiante natura avvolta dall’oscurità.
All’Hariharalaya sei totalmente libero e, al tempo stesso, sei gentilmente guidato lungo il tuo percorso. Non stresserò mai abbastanza su come gli insegnanti facciano la differenza. La loro energia è qualcosa che plasma il posto, il programma e le persone che vi prendono parte. Magari molti partecipanti neanche se ne accorgono, eppure, è grazie a ciò che Lokta Joēl e gli altri maestri sono in grado di emanare, ancora prima che di fare o insegnare, che Hariharalaya è ciò che è.
Infine, in sostituzione all’uscita mattutina ad Angkor Wat, posposta per via del maltempo, ieri siamo andati in una pagoda del centro per vivere il giorno cruciale di Pchum Benh (una delle principali celebrazioni religiose del Paese) insieme alle persone del posto. Vivendo qui, io avevo già visto i locals celebrare questa ricorrenza, tuttavia, ho guardato a questa esperienza anche dal punto di vista degli altri partecipanti, tutte persone che vivono in Europa o negli Stati Uniti (tranne una coppia che abita a Phnom Penh) e ho compreso come questa iniziativa sia stata ampiamente apprezzata, perché ha permesso loro di approcciare un lato autentico della cultura cambogiana con il supporto e la guida dell’Hariharalaya.
Il senso comunitario nasce in maniera fluida ma niente è forzato. Se una persona vuole vivere il retreat concentrandosi principalmente su di sé, è libera di farlo. I deliziosi pasti sono anche occasioni di convivialità e spesso di risate. Personalmente, ho approfittato dei pasti per fare delle domande a Lokta Joēl su alcuni modi di vedere la vita e il mondo che ho sviluppato recentemente e che non posso condividere con la maggior parte delle persone (soprattutto con quelle occidentali). Per me forse questo è stato il più bel dono dell’Hariharalaya, trovare delle persone che vedono la vita in maniera simile a me, che vivono qui e riconoscono il potere che la Cambogia, con i suoi templi, ha. Ho detto varie volte che io sento l’intero Paese come un centro per il retreat. Poi, certo, molto dipende da chi sei, ma qui a Siem Reap io ho trovato quella comunità di persone affini, la mia tribe, che in Italia mi sembrava impossibile trovare. Hariharalaya ha messo tutto questo in risalto, mi ha fatto sentire grata per il viaggio che mi ha portata fin qui, per le scelte che ho preso, per non aver accettato di seguire la via più facile, morendo dentro, e per la vita quotidiana che ho ora.
Infine, ma non certo per importanza, vivendo qui a Siem Reap ho preso parte a diverse sessioni di meditazione ma queste, tenute da Lokta Joēl, sono state le uniche in cui la mia mente si è davvero svuotata. Ricordo che, quando ero piccola, gli adulti intorno a me dicevano, “Non puoi smettere di pensare”. Non è vero. La mente, come una scimmia impazzita, salta da un pensiero all’altro, ma è possibile imparare a controllarla, a guardare certi pensieri che passano, come treni in corsa, senza dare loro chissà quale importanza.
Hariharalaya è una sorta di mondo parallelo, fortemente integrato nella realtà in cui tutti viviamo. Qui troverai quell’accoglienza, quelle vibrazioni, quelle pratiche e quegli insegnamenti di cui non sai neanche di avere bisogno. Ogni viaggio è personalizzato perché ognuno di noi è unico e la condivisione serve sia a unirci sia a enfatizzare questi viaggi così differenti gli uni dagli altri, che a volte si sfiorano, e altre volte non si congiungono mai, ma che sono comunque uniti perché facciamo parte del tutto.
Partecipare a un retreat presso l’Hariharalaya significa non solo prenderti una pausa dalla frenesia del mondo ma vuol dire iniziare o portare avanti un consapevole viaggio interiore. Non ci sono scorciatoie, pillole indorate, frasette da Baci Perugina. C’è solo il lavoro vero, la guida di maestri che hanno intrapreso questo percorso prima di te e che lo stanno ancora portando avanti. C’è la meravigliosa natura, la nostra prima insegnante. Ci sono i pasti che ci ricordano che anche quello che mangiamo, e come trattiamo il nostro corpo in generale, contribuisce al nostro benessere.
Hariharalaya è uno scorcio della vita vera, che si trova al di là di quello che possiamo vedere con i nostri occhi “normali”. Hariharalaya è un viaggio, forse quello più intenso e soddisfacente di tutti. È il viaggio dentro te stesso.
Il viaggio di ritorno a casa