La Kumari: chi è e come vederla

Forse hai già sentito parlare della Kumari o magari, invece, questa è la prima volta in cui la senti nominare. Se stai preparando il tuo viaggio in Nepal, ma anche se sei interessato alle altre culture, questo articolo ti sarà utile per saperne di più sulla Kumari, incluso come vederla.

Ti anticipo che io non ho visto quella di Kathmandu, perché non si è affacciata, ma ho ricevuto la benedizione da quella di Patan (ti racconto tutto nel corso dell’articolo, incluso come vivere anche tu questa esperienza).

Detto questo, cominciamo con il vedere chi è la Kumari e come mai è così importante.

Immagine dell'attuale Kumari di Patan nel suo palazzo

Identikit della Kumari

La Kumari è una “dea bambina” considerata la manifestazione terrena della dea Taleju, una divinità legata alla protezione e alla potenza femminile, molto venerata sia nell’induismo sia nel buddhismo tantrico. Il termine Kumari significa “vergine” e ogni volta in cui la Kumari perde la sua purezza (per esempio, con il menarca, ovvero la prima mestruazione, ma anche per via di un altro importante sanguinamento), viene scelta una nuova bambina.

Perché una bambina venga scelta come Kumari ci sono diversi requisiti da rispettare. Eccone alcuni:

  • Essere nata in una famiglia buddista Newar con astrologia compatibile con quella del re (oggi, simbolicamente, con quella della nazione);
  • Avere la pelle priva di imperfezioni;
  • Avere occhi simmetrici e denti regolari;
  • Avere una voce dolce.

Tuttavia, a fare la differenza spesso è la cosiddetta “prova di coraggio”, durante la quale le bambine selezionate vengono condotte in una stanza buia, circondate da teste di bufalo appena sacrificate e da uomini mascherati che provano a spaventarle. Colei che non proverà paura sarà considerata degna di diventare la prossima Kumari.

Chi è l’attuale Kumari di Kathmandu

L’attuale Kumari di Kathmandu è stata eletta il 30 settembre 2025 ed è piccolissima (ha due anni e otto mesi). Il suo nome è Aryatara Shakya e la sua elezione è stata l’orgoglio della famiglia. Il padre ha commentato: “Ieri era solo mia figlia, ma oggi è una dea”. La giovanissima Kumari potrà beneficiare dell’istruzione tramite insegnanti privati, potrà guardare la televisione e usare Internet, cose che fino a poco tempo fa erano proibite alle “bambine dee”. La Kumari rimane in carica fino alla pubertà (o a un’altra importante perdita di sangue) e passa gran parte del suo tempo all’interno del palazzo in cui vive, uscendone solo per rare occasioni.

Il palazzo della Kumari a Kathmandu (su sfondo rosso, la scritta che dice che è vietato scattare foto alla Kumari)

La vita di una ex Kumari

L’ultima Kumari, prima di Aryatara Shakya, è stata Trishna Shakya che, a 11 anni, è tornata a essere una mortale (dopo aver rivestito il ruolo di Kumari dal 2017). Trishna Shakya vive con una pensione corrispondente a circa 110 USD il mese, leggermente al di sopra del salario minimo.

Adattarsi a una vita “normale”, dopo anni passati come divinità, non è semplice. O forse questa è solo l’interpretazione occidentale – o comunque di chi non vive con la Kumari – perché, in un’intervista per il Kathmandu Post, Chanira Bajracharya, che è stata eletta Kumari di Patan nel 2001, quando aveva 5 anni, ha dichiarato che questa è convinzione errata.

La sua esperienza personale è stata quella di un’introduzione alla pace interiore e al distacco dal mondo materiale, fattori fondamentali per raggiungere l’Illuminazione, nell’induismo e nel buddismo. Mentre i suoi coetanei frequentevano le scuole tradizionali, giocavano ed erano impegnati nelle normali attività di un bambino, la Kumari poteva concentrarsi, invece, sulla sua crescita spirituale.

Nonostante questo, la vita può non essere facile per un’ex Kumari, anche per via di alcune credenze, come quella che il marito di un’ex Kumari morirà giovane. Questo è un deterrente per gran parte degli uomini e molte ex Kumari non si sposano mai. Rashmila Shakya, che è stata Kumari fra il 1984 e il 1992, ricorda i primi anni della sua vita come “bellissimi” ma poi, quando ha avuto il menarca a 12 anni e ha perso lo status di dea, adattarsi alla vita da “bambina qualunque” è stato difficile.

Una delle difficoltà principali è derivata dalla scarsa esposizione della Kumari alla vita di tutti i giorni, tanto che perfino attraversare la strada mentre i veicoli suonavano insistentemente il clacson – cosa che gli abitanti di Kathmandu fanno senza pensarci due volte – poteva far spaventare o preoccupare l’ex Kumari. Inoltre, durante i suoi anni come Kumari, Rashmila Shakya non è stata istruita. Una volta tornata a essere una “bambina comune”, si è concentrata sullo studio.

Amita Shakya, eletta Kumari dopo Rashmila Shakya, ha avuto accesso ai libri di testo e a un’ora di lezione il giorno grazie ai genitori, che hanno chiesto al re di fornire un’istruzione alla figlia durante i suoi anni come Kumari. Il padre della dea ha inviato numerose lettere al sovrano, la cui risposta, tuttavia, è stata: “Vostra figlia è una dea, che bisogno ha dell’istruzione?”

Mimita Shakya, madre di Amita Shakya, si è presentata di persona di fronte al Re Birendra, durante una cerimonia per la Kumari, e gli ha consegnato una lettera. Questo gesto ha portato a un cambiamento riguardo l’istruzione della Kumari.

Uno dei dolori più grandi è il vivere lontano da casa. Ancora oggi, una volta eletta Kumari di Kathmandu, la bambina lascia la casa della famiglia per vivere nella casa della Kumari (Kumari Ghar). La famiglia può farle visita raramente. Se è vero che la casa della Kumari è un vecchio palazzo, con il passare del tempo – grazie anche ai gruppi sui diritti umani dei bambini – ora la Kumari può usare la televisione, Internet e accedere all’istruzione.

Vedere il palazzo della Kumari a Kathmandu

Sicuramente, durante il tuo soggiorno a Kathmandu, visiterai la sua meravigliosa Durbar Square. Fra le tante cose da vedere in questa piazza, non perderti il palazzo della Kumari. È qui, infatti, che la Kumari vive dalla sua elezione al momento in cui dovrà cedere il posto a una nuova bambina.

Il palazzo è un bellissimo edificio in mattoni rossi risalente al 1757, caratterizzato da balconi e finestre di legno intagliate. La Kumari passa gran parte dei suoi anni come dea all’interno del palazzo, uscendo solo per rare occasioni come l’Indra Jatra, una processione che si tiene ogni anno tra fine agosto e inizio settembre. Per vedere il palazzo della Kumari devi pagare il biglietto d’ingresso a Durbar Square (1000 rupie nepalesi).

Esplora Kathmandu Durbar Square senza pensieri

Come vedere la Kumari di Kathmandu

Se sei curioso di vedere dal vivo la “dea bambina”, potrai farlo ogni giorno (indicativamente nelle fasce orarie 11-12 e 15 -16), proprio davanti al palazzo della Kumari. In quell’arco di tempo, la Kumari si affaccia da una finestra per pochissimi istanti durante i quali fa spaziare lo sguardo sulla folla, in completo silenzio.

Ricorda che è assolutamente vietato fotografare la Kumari (è considerato una mancanza di rispetto) e farlo può comportare l’allontamento dal cortile. Ti consiglio di arrivare con un po’ di anticipo ma, anche se la Kumari non dovesse affacciarsi, il palazzo vale comunque la visita.

Un’altra occasione per vedere la Kumari è il già citato Indra Jata. Io non vi ho assistito perché sono andata in Nepal a metà ottobre mentre l’evento si tiene tra fine agosto e inizio settembre ma, se sarai a Kathmandu in quel periodo, non perderlo. In questa occasione non solo potrai vedere la Kumari in processione ma farai parte della celebrazione, mescolandoti alla gente del posto.

Il festival celebra il dio Indra e la Kumari appare portata su un carro dorato, accompagnata da altri due bambini-divinità (il Kumara e il Ganesh viventi). La processione si snoda fra le vie del centro, animate da danze tradizionali, musicisti, maschere e centinaia di fedeli.

Ricevere la benedizione della Kumari di Patan

A Patan si trova un’altra celebre Durbar Square (oltre a quelle di Kathmandu e Bakhtapur) e la casa in cui abita la Kumari è a meno di 5 minuti a piedi da lì. La “dea bambina” vive con i genitori (a differenza della Kumari di Kathmandu) e i devoti – ma anche i turisti – possono ricevere una sua benedizione ogni giorno, tranne quando si presentano motivi che lo impediscono.

L’orario non è mai certo. Io sono arrivata al Kumari Ghari, dove vive la Kumari, verso le 9.30, senza avere la minima idea dell’eventuale orario per ricevere la benedizione. Non c’erano turisti e dei signori nepalesi seduti lì mi hanno detto che sarei potuta salire alle 10.

Poco prima di quell’ora sono arrivate delle carinissime donne nepalesi con i loro figli. Mi sono messa a parlare con una di loro, che mi ha invitata a salire con il suo gruppo. Questa poi mi ha detto che saremmo potute salire alle 11 allora sono tornata a Durbar Square per un giro veloce e, alle 10.30, ero di nuovo al Kumari Ghar.

Lì però non c’era più traccia delle signore nepalesi ma c’era un numeroso gruppo di anziani turisti occidentali con guida nepalese. Questa mi ha detto che sarei potuta salire con loro (lascio perdere il comportamento di questi turisti, proprio nei miei confronti, che pensavano di essere padroni dell’edificio). Entriamo passando per una porticina, l’intero edificio è umile e, salendo delle scale, arriviamo al primo piano.

Lì, la Kumari siede davanti a noi, con una donna (sua madre) di lato e un’altra donna prostata ai suoi piedi che urla parole che io non comprendo (la guida del gruppo di turisti ha spiegato che stava dicendo, “dea, dea!”). Dopo, un devoto ha lavato i piedi della Kumari. Per tutto il tempo, la Kumari ha spostato lo sguardo fra le persone presenti, sempre con aria seria (alquanto annoiata, direi). A quel punto, erano arrivate anche le signore nepalesi che avevo conosciuto prima. Uno per uno, ci siamo fatti benedire dalla Kumari, in maniera più semplificata rispetto ai locals.

Quando è stato il mio turno, mi sono inginocchiata davanti alla Kumari che mi ha fatto la tikka (puntino rosso sulla fronte), poi siamo usciti. Continuo a credere che la Kumari sia una bambina mortale sin dalla nascita e non la reincarnazione di una divinità ma questa è la mia personale opinione. Anche se vivo in Cambogia da 3 anni, sono nata e cresciuta in Occidente, dove il tipo di devozione che qui è quotidianità, semplicemente non esiste. La signora che urlava “dea, dea” sicuramente crede che nel corpo di quella ragazzina ci sia una divinità.

Ancora, ho parlato con alcuni nepalesi e alcuni mi hanno detto di credere genuinamente al fatto che la Kumari sia la reincarnazione di una dea mentre altri hanno risposto che è quasi un dovere, perché i loro nonni e genitori ci credono. Personalmente, l’esperienza della benedizione – ma anche assistere al rituale che l’ha preceduta – è stata unica e indimenticabile. In alcuni momenti, ho scelto di mettere da parte lo scetticismo e ho provato a vedere quanto stava accadendo con gli occhi di una persona del posto che ci crede in maniera autentica. Lì, ho provato qualcosa. Io non giudico questa tradizione, non spetta a me farlo. Non appartengo a questa cultura, non sono cresciuta con la spiritualità e gli dei a ogni angolo. La mia impressione è che qui la spiritualità e la fede siano usate, in maniera più o meno consapevole, come strumenti per sopportare tutto, dolori, malattie, paura, povertà e tristezza.

Esplora le tre Durbar Square di Kathmandu (inclusa quella di Patan) con questo tour

Perché vedere la Kumari

Vedere la Kumari o anche solo il palazzo in cui vive, significa approcciare un aspetto importante della cultura locale. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno puntato il dito contro questa tradizione, sottolineando principalmente come gli anni trascorsi da Kumari impediscano alla bambina di avere una vita “normale” e queste rimostranze hanno portato ad alcune piccole ma significative modifiche nella vita della “dea bambina”, come appunto l’accesso all’istruzione, il poter vedere la televisione, usare Internet o ricevere una piccola pensione una volta lasciato il posto a un’altra bambina.

Dall’altro lato, ci sono state diverse risposte in difesa della Kumari, anche da parte di ex Kumari che ricordano con affetto gli anni trascorsi come “dee bambine”. Personalmente, cerco sempre di non giudicare altre tradizioni e usanze con gli occhiali da vista occidentali. Forse è perché vivo in Cambogia, ma in realtà credo sia una scelta volontaria che chiunque può fare. Ci sono diverse tradizioni care ad alcune popolazioni o tribù che, in Occidente, vengono considerate violazioni dei diritti umani. Nel mondo, ci sono canoni diversi per tutto, in base alla cultura, alla religione, alle tradizioni ecc. di un popolo.

Credo che ogni Kumari viva l’esperienza in maniera diversa, perché siamo tutti unici e differenti. Ci può essere colei che ne ha sofferto e quella che invece l’ha vissuta con piacere. Il mio consiglio è proprio quello di lasciare a casa la mentalità italiana/occidentale e di approcciare questa tradizione con la riverenza che le riservano le persone del posto (partendo dal presupposto che le loro vite sono completamente diverse dalle nostre, che non vuol dire peggiori, di conseguenza, ogni critica o giudizio è fine a sé stesso perché non abbiamo mai camminato nelle loro scarpe).

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[…] Qui si trova anche il Kumari Ghar, il palazzo in cui vive la Kumari, la “dea bambina” (clicca qui per leggere il mio articolo sulla Kumari, inclusa l’esperienza di essere benedetta da quella […]

Agnes
Agnes
10 Novembre 2025 20:36

What a fascinating read! I visited Nepal back in 2008, and it was an incredible trip — such a beautiful country with a rich culture and kind people. I remember seeing the Kumari in Kathmandu and it was such a powerful, unforgettable experience. I remember exploring Kathmandu Durbar Square and being amazed by its history and atmosphere. Reading your article brought back so many memories — I’d love to return one day.

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