Museo del Genocidio a Phnom Penh: quanto cosa, come arrivare, cosa vedere

Se mi segui sai che vivo qui a Siem Reap dal 2022 e, in questi anni, sono andata diverse volte al Museo del Genocidio di Phnom Penh, capitale della Cambogia. Quella è stata una delle primissime visite nel Paese, quando sono arrivata qui a luglio del 2022.

In questo articolo ti accompagno con rispetto e chiarezza all’interno di un luogo che, per quanto sia difficile da affrontare, secondo me va inserito in ogni viaggio in Cambogia perché gli anni del regime dei Khmer Rouge hanno plasmato il Paese e i suoi effetti sono ancora visibili nella vita quotidiana.

Naturalmente, trattandosi di un articolo informativo per viaggiatori, non farò un approfondimento storico ma troverai informazioni sufficienti per capire l’importanza di questa visita e trovare un po’ di contesto storico accompagnate dalle mie esperienze e sensazioni personali durante le varie volte in cui ci sono stata.

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Breve storia dei Khmer Rouge

I Khmer Rouge erano un movimento comunista cambogiano, guidato da Pol Pot. Nel 1970, il generale Lon Nol ha rovesciato il principe Norodom Sihanouk con un colpo di Stato e ha instaurato la Repubblica Khmer.

Il principe, che allora si trovava in esilio, si è alleato con i Khmer Rouge, contribuendo in maniera indiretta alla crescita del movimento nelle campagne. Inoltre, le forze nordvietnamite e i Vietcong hanno utilizzato zone della Cambogia e gli Stati Uniti hanno bombardato alcune aree del Paese.

In questo scenario, i Khmer Rouge hanno aumentato il proprio consenso tra la gente, reclutando sempre più soldati, principalmente nelle aree rurali (io ho conosciuto uomini che a quei tempi erano ragazzi, non erano mai andati a scuola e mi hanno detto chiaramente di non aver avuto un’alternativa ma anche che, poiché non erano istruiti, erano impossibilitati a capire veramente cosa stava succedendo).

Il 17 aprile 1975 i Khmer Rouge sono entrati a Phnom Penh e dapprima sono stati accolti con gioia dalla popolazione, che sperava nella fine della guerra. La Repubblica Khmer è crollata e è iniziato il regime della Democratic Kampuchea (Cambogia Democratica), che è rimasto al potere fino al gennaio 1979. I Khmer Rouge hanno ordinato subito l’evacuazione della città, dicendo agli abitanti che gli americani avrebbero bombardato a breve e che, di lì a pochi giorni, sarebbero potuti tornare a casa. Naturalmente, quella era una bugia.

La popolazione era suddivisa in:

  • Old People. Si trattava delle persone che abitavano in campagna, ovvero in territori già controllati dai Khmer Rouge prima della conquista di Phnom Penh il 17 aprile 1975. Secondo il regime, queste persone erano più affidabili delle “New People” (che vedremo al punto sotto) anche se non vuol dire che vivevano bene o che erano al sicuro.
  • New People. Erano gli abitanti delle città (non è stata solo Phnom Penh a venire conquistata ma tutte le città). Commercianti, insegnanti, persone istruite… questi erano considerati dei nemici da uccidere. Gli intellettuali e le persone istruite potevano essere prese particolarmente di mira, così come gli artisti o i monaci, e alcune persone hanno cercato di nascondere la loro professione per salvarsi la vita.

Il discorso sarebbe lungo e complesso e, come ho detto, questo non è un approfondimento storico ma un articolo utile per i viaggiatori che vogliono visitare il Museo del Genocidio. Per questo, mi limito ad aggiungere che, in quegli anni, praticamente l’intero Paese era una prigione a cielo aperto. Ci sono state uccisioni, torture, matrimoni forzati, violenze sessuali, lavoro minorile, bambini soldato, mine antiuomo, fame, malattia… Lo scopo dei Khmer Rouge era portare la Cambogia a una sorta di “Anno Zero”, eliminando qualunque possedimento personale (inclusi i legami famigliari).

L’obiettivo era quello di dar vita a una società comunista agraria collettivizzata.

Secondo le stime, il regime dei Khmer Rossi ha causato la morte di circa 1,5–2 milioni di persone tra il 1975 e il 1979, fino a quasi un terzo della popolazione cambogiana.

Praticamente qualunque anziano e gran parte degli adulti che incontrerai durante il tuo viaggio ha vissuto quegli anni ed è sopravvissuto (vedendo e vivendo cose per noi inimmaginabili e spesso perdendo dei cari).

Il Museo del Genocidio: cos’è e perché visitarlo

Il Museo del Genocidio (Tuol Sleng Genocide Museum) in origine era una scuola superiore che, negli anni del regime dei Khmer Rouge (1975-1979), è stata usata come prigione e centro di tortura (S-21).

La maggior parte delle persone veniva portata alla S-21, dov’era torturata e costretta a confessare crimini mai commessi. Di solito, i prigionieri venivano poi mandati ai Killing Fields di Choeung Ek, dove venivano uccisi. I due luoghi sono generalmente fatti in un’unica visita, proprio perché erano collegati.

La prima volta in cui sono stata al Museo del Genocidio, ho preso una guida in carne e ossa che mi ha detto che, di solito, i Khmer Rouge uccidevano anche la famiglia del prigioniero, bambini inclusi, per evitare vendette.

Oggi il Museo del Genocidio conserva gli edifici, fotografie dei prigionieri, oggetti, documenti relativi alla S-21 e molto altro fra cui – ci tengo a sottolinearlo perché vederli è impattante – teschi e pezzi di ossa umane.

Quanto costa visitare il Museo del Genocidio

Il prezzo per i visitatori stranieri è di 5 USD per gli adulti/3 USD per i ragazzi dai 10 ai 17 anni e gratuito per i minori di 10 anni.

Consiglio di aggiungere l’audioguida, disponibile anche in italiano, al costo di altri 5 USD. La trovo di importanza fondamentale, soprattutto per chi sa poco o nulla della storia del Paese. Io l’ho presa una volta e ha arricchito l’esperienza con informazioni dettagliate che ti permettono di entrare veramente nel contesto che ti circonda.

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Come raggiungere il Museo del Genocidio

Il Museo del Genocidio si trova nel centro di Phnom Penh ed è facilmente raggiungibile da vari punti della città. A seconda di dove si trova il tuo hotel, puoi arrivarci a piedi. Altrimenti, puoi chiamare un autista di tuc tuc dall’hotel o utilizzando app come Grab e PassApp (app cambogiana per il trasporto).

Infine, se vuoi muoverti senza pensieri e avere tutto pronto, scegli un tour organizzato inclusivo di guida e trasporto. Guarda prezzi e disponibilità

Cosa vedere al Museo del Genocidio

Ecco le tappe principali:

  • Building A. Qui puoi vedere come funzionava la prigione.
  • Building B. Il focus è sulla documentazione, le foto dei prigionieri e il funzionamento della S-21.
  • Building C. Qui puoi vedere le celle in cui erano confinati i prigionieri.
  • Building D. Qui si trovano altri reperti relativi al funzionamento della prigione, fra cui gli strumenti di tortura, oltre alla documentazione storica.
  • Mostre temporanee.
  • Proiezione di film in determinati giorni e orari.

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La mia esperienza

Questa fredda lista di posti da vedere dentro il museo l’ho inserita solo per comodità ma non rende minimamente giustiza all’esperienza. Come ho detto, io ci sono stata diverse volte e, vivendo qui, sono cambiata molto tra le varie visite. Questo ha fatto sì che potessi vivere il Museo del Genocidio in modi diversi.

La prima volta, quando ero appena arrivata dall’Italia, ero molto diversa dalla persona che sono adesso. Oggi la Cambogia è la mia casa, ho molti amici cambogiani sopravvissuti al genocidio e che spesso in quegli anni hanno perso marito/moglie, figli e a volte numerosi parenti… Vedo gli effetti che il regime dei Khmer Rouge ha avuto e ancora ha su tanti aspetti della vita delle persone.

Quando sono arrivata, ovviamente, non potevo vedere tutto questo.

La visita al Museo del Genocidio, secondo me, è doverosa. Capisco che possa essere agghiacciante e ho incontrato turisti in Cambogia che non se la sono sentita di farla. Naturalmente, ognuno è libero di scegliere cosa fare ma, sempre nella mia opinione, se una persona decide di venire in viaggio qui dovrebbe approcciare anche un passato non così lontano e terribilmente doloroso proprio perché ha plasmato la nazione e, per certi versi, le sue impronte sono ancora visibili.

Le fotografie dei prigionieri, i cartelli che illustrano i vari metodi di tortura, lo stupa contenente i teschi e i pezzi di ossa di alcune delle vittime (fra cui bambini o ragazzi), le brande, le macchie di sangue seccate sul pavimento… questo non si trova in un elenco da spuntare. Va visto. Va vissuto e ritrovato negli occhi della signora anziana con la bancarella di fronte al tuo hotel, da cui hai comprato la bottiglietta d’acqua stamattina.

Va ritrovato nella spensieratezza dei ragazzini di oggi, con le divise della scuola e il cellulare in mano, i lineamenti uguali a quelli dei ragazzini di ieri, i cui teschi catturano ancora bagliori di luce da dietro il vetro dello stupa.

Una visita al Museo del Genocidio è il primo passo di un viaggio nell’orrore della cattiveria umana, arricchito dall’incontro con alcuni sopravvissuti alla S-21 (quelli sopravvissuti da adulti sono sempre meno). È un momento di profonda riflessione, dove ti ritroverai a farti domande che non hanno risposta. Dove anche respirare sembrerà un lusso, forse perfino un reato.

Nota: non consiglio la visita a chi viaggia con bambini piccoli.

Film e libri sul regime dei Khmer Rouge

Utili per studiare la storia e soprattutto per farti un’idea dell’esperienza umana in quegli anni, ecco dei film/libri che ti consiglio di guardare o leggere prima della partenza ma anche durante il viaggio.

  • Il lungo nastro rosso – Loung Ung

Uno dei testi e film più famosi sull’argomento, noto con il suo titolo in inglese “First They Killed My Father” (Per primo hanno ucciso mio padre), il libro, scritto da Loung Ung, racconta la sua esperienza di bambina che ha perso gran parte della famiglia, è stata costretta a imparare a usare un fucile e molto altro negli anni del regime dei Khmer Rouge. Per me, rappresenta un intenso viaggio di dolore, resilienza e forza di volontà.

Dal libro è stato tratto il film dallo stesso titolo, disponibile su Netflix, diretto da Angelina Jolie e che ha coinvolto la stessa Loung Ung. L’ho visto e l’ho apprezzato. Lo considero un primo approccio al tema ma il libro scava molto più in profondità.

  • Urla del silenzio (The Killing Fields, 1984), regia di Roland Joffé

Film che racconta la storia di Sydney Schanberg e del suo interprete cambogiano Dith Pran sullo sfondo della presa di Phnom Penh e del regime dei Khmer Rouge.

  • L’eliminazione – Rithy Panh e Christophe Bataille

Racconto autobiografico del noto regista cambogiano Rithy Panh che esplora il trauma personale e il tema della memoria.

Ci sono molti altri libri sul tema, inclusi quelli dei sopravvissuti alla S-21, che puoi acquistare al museo. Da quando vivo qui, poi, ho assistito alla proiezione di almeno un paio di film/documentari sull’argomento  – fra cui il documentario Broken Courage di David Peck e Nathanael Draper, che racconta la storia di Soun Rottana, e il film Meeting with Pol Pot, per la regia di Rithy Panh, ambientato nel 1978, quando tre giornalisti stranieri arrivarono in Cambogia per intervistare Pol Pot.

Nelle bancarelle o nei negozi di libri nelle città, fra cui Phnom Penh e Siem Reap, puoi trovare vari libri sull’argomento.

Stai organizzando un viaggio in Cambogia? Scrivimi per un aiuto con l’itinerario e informazioni che solo chi ci vive conosce: mariclapannocchia@aol.com
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Agnes
Agnes
5 Settembre 2026 18:18

I visited the Genocide Museum in Phnom Penh, and it was one of the most difficult but important places I experienced in Cambodia. It’s incredibly moving to see the former prison and learn more about what people endured during the Khmer Rouge regime. I agree that understanding this history adds so much context to a trip through Cambodia.

Sonia
Sonia
5 Settembre 2026 21:08

The Genocide Museum sounds like a very difficult place to visit, but also a must see to better explore the experience of the Cambodian people under the Khmer Rouge. Thank you also for the recommendations on movies to watch in advance of a visit.

Susanna
Susanna
5 Settembre 2026 23:46

Every time I read those statistics about how many people were killed in just a few short years, I am truly horrified. Visiting places like the Museum of Genocide in Phnom Penh is so challenging, but so important for us to learn from history as we travel. I think everyone visiting Cambodia should come to this place and reflect.

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